Inammissibile o improcedibile la domanda (anche cautelare) proposta in via ordinaria contro il fallimento

Non si può agire in ordinario giudizio di cognizione, né di esecuzione o cautelare, contro la curatela per il recupero di crediti vantati verso il fallito, in quanto -ai sensi dell’art. 52, comma secondo, della legge fallimentare- ogni credito, anche se munito di diritto di prelazione, deve essere accertato attraverso l’esclusivo procedimento stabilito dagli artt. 93 e ss. legge fallimentare, con la conseguenza che la domanda (anche riconvenzionale) diretta a far valere un credito nei confronti del fallimento, soggetta al rito dell’accertamento del passivo, è inammissibile se proposta nelle forme della cognizione ordinaria o improcedibile se formulata prima della dichiarazione di fallimento e riassunta nei confronti del curatore.

Tribunale di Modena (Rimondini A.), sentenza n. 448 del 19 marzo 2013
NOTA:
In senso conforme:
– Tribunale di Modena (Di Pasquale R.), sentenza n. 266 del 20 febbraio 2013
– Tribunale di Modena (Pagliani G.), sentenza n. 197 del 12 febbraio 2013
– Tribunale di Modena (Cividali S.), sentenza n. 51 del 11 gennaio 2013
– Tribunale di Modena (Di Pasquale R.), sentenza n. 2011 del 18 dicembre 2012
– Tribunale di Modena (Rovatti A.), sentenza n. 1357 del 7 agosto 2012
– Tribunale di Modena (Cividali S.), sentenza n. 954 del 14 giugno 2012
– Tribunale di Modena (Pagliani G.), sentenza n. 613 del 12 aprile 2012
– Tribunale di Modena (Rovatti A.), sentenza n. 460 del 7 marzo 2012
– Tribunale di Modena (Gentili C.), sentenza n. 1575 del 12 ottobre 2011
– Tribunale di Modena (Cifarelli M.), sentenza n. 786 del 12 maggio 2011
– Tribunale di Modena (Di Pasquale R.), sentenza n. 226 del 17 febbraio 2011
– Tribunale di Modena (Cividali S.), sentenza n. 432 del 11 marzo 2010
– Tribunale di Modena (Pagliani G.), sentenza n. 1518 del 22 ottobre 2008
– Tribunale di Modena (Cifarelli M.), 25 ottobre 2007
– Tribunale di Modena (Farolfi A.), 10 maggio 2007
– Tribunale di Modena (Cifarelli M.), 23 novembre 2005
– Tribunale di Modena (Pagliani G.), 28 novembre 2003.

Termine non essenziale di adempimento contrattuale

Il ritardo di dieci-quindici giorni su un termine non essenziale non integra un inadempimento di gravità tale da giustificare senz’altro la risoluzione contrattuale, con la conseguenza che l’eventuale comunicazione di risoluzione sarebbe da considerarsi certamente frettolosa, inefficace e contraria a buona fede, perché volta ad utilizzare in modo palesemente pretestuoso il termine negoziale originariamente pattuito.
Trib. Modena, Giud. Dott. Pagliani G., 4 aprile 2003

Crediti locatizi e competenza del giudice di pace

La competenza a pronunciare ingiunzione di pagamento per canoni di locazione è del Tribunale in formazione monocratica esclusa ogni competenza del Giudice di Pace.

Trib. Modena, Giud. Dott. Masoni R., 5 maggio 2005

Il riconoscimento (implicito) dei vizi svincola dai termini per la denuncia degli stessi

Quando l’appaltatore si attiva per rimuovere i vizi denunciati dal committente, tiene una condotta che costituisce tacito riconoscimento di quei vizi, e che ha l’effetto di svincolare il diritto alla garanzia del committente dai termini di decadenza e prescrizione ex artt. 1495 e/o 1667 e/o 1669 c.c. (e ciò sia che si voglia ricondurre o meno alla condotta dell’appaltatore un effetto novativo).

Tribunale di Modena (Sartini S.), sentenza n. 330 del 4 marzo 2013

Assicurazione fideiussoria e fideiussione omnibus

La clausola di pagamento a semplice richiesta inserita in un contratto di assicurazione fideiussoria vale a qualificarlo come contratto autonomo di garanzia, con la conseguente inapplicabilità a tale fattispecie negoziale della disciplina legale tipica della fideiussione.
Tribunale di Modena (Farolfi A.), 26 aprile 2002

gen 21

Le conseguenze della mancata risposta all’interrogatorio formale

Se il convenuto danneggiante non si presenti all’udienza fissata per il suo interrogatorio formale, ovvero – se comparso – rifiuti di rispondere senza giustificato motivo, il giudice, valutato ogni altro elemento di prova, può ritenere come ammessi i fatti dedotti nell’interrogatorio stesso (art. 232 cpc), anche con riguardo alla ivi prospettata quantificazione del danno.

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gen 21

L’opposizione a decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario giudizio di cognizione

L’opposizione a decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario giudizio di cognizione, in cui il giudice deve, non già stabilire se l’ingiunzione fu emessa legittimamente in relazione alle condizioni previste dalla legge per l’emanazione del provvedimento monitorio, ma accertare il fondamento della pretesa fatta valere con il ricorso per ingiunzione e, se il credito risulti fondato, deve accogliere la domanda indipendentemente dalla circostanza della regolarità, sufficienza e validità degli elementi probatori alla stregua dei quali l’ingiunzione fu emessa, rimanendo irrilevanti, ai fini di tale accertamento, eventuali vizi della procedura monitoria che non importino l’insussistenza del diritto fatto valere con tale procedura. Invece, l’insussistenza delle condizioni che legittimano l’emanazione del procedimento monitorio può spiegare rilevanza soltanto sul regolamento delle spese della fase monitoria.

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gen 21

Opposizione a decreto ingiuntivo: le fatture non bastano a provare il credito

L’oggetto del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo non è limitato al controllo di validità del decreto ingiuntivo opposto, ma è altresì diretto all’accertamento dell’esistenza del diritto di credito fatto valere nel ricorso per ingiunzione. Da ciò consegue che il creditore opposto ed il debitore opponente rivestono rispettivamente la posizione sostanziale di attore e convenuto, malgrado l’inversione di iniziativa processuale, gravando conseguentemente sull’opposto l’onere di provare i fatti costitutivi della domanda, con la precisazione che la documentazione utile ai fini dell’emissione dell’ingiunzione non esonera l’opposto dal dover dare la prova del credito quando consista in fatture o bolle non sottoscritte dal destinatario per accettazione, così risultando di unilaterale formazione.
Tribunale di Modena (Farolfi A.), sentenza n. 867 del 23 maggio 2008

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gen 21

Danni non patrimoniali e presunzioni di colpa

L’art. 2059 c.c. deve essere interpretato nel senso che il danno non patrimoniale è risarcibile anche nell’ipotesi in cui la colpa dell’autore del fatto risulti da una presunzione di legge.
Tribunale di Modena (Farolfi A.), 8 febbraio 2008

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gen 21

Il pericolo di rovina nell’appalto

Fra i “gravi difetti” di cui all’art. 1669 c.c. vanno ricompresi, oltre i casi di rovina e di evidente pericolo di rovina parziale o totale dell’edificio, anche quei vizi che, pur non incidendo sulla statica e sulla struttura dell’immobile, pregiudicano in modo grave la funzione cui questo è destinato e ne limitano in modo notevole le possibilità di godimento, o limitano quelle di una frazione dell’edificio stesso, indipendentemente dall’entità della somma di danaro occorrente per la loro eliminazione
Tribunale di Modena (Farolfi A.), 30 gennaio 2008

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