Datio in solutum: pagamento con assegno e buon fine dello stesso

L’accettazione del creditore di una somma di danaro di un assegno bancario di corrispondente importo rilasciatogli dal debitore non estingue l’obbligazione, se il titolo di credito non va a buon fine.
Tribunale di Modena (Cigarini R.), 24 giugno 2002

Procedimento cautelare ante causam e pronuncia sulle spese

Per economia processuale, l’art. 91 c.p.c. va ritenuto espressione di un dovere di pronuncia sulle spese tutte le volte in cui il giudice, al di là del provvedimento formale adottato, chiuda avanti a sé un procedimento senza che la sua ulteriore prosecuzione sia automatica, consente la regolamentazione sulle spese in tutti i nuovi provvedimenti ante causam anticipatori, resi ex art. 700 c.p.c., ovvero nunciatori o possessori.
Tribunale di Modena (Farolfi A.), 28 febbraio 2008
Nota:
In senso conforme, Tribunale di Modena (Masoni R.), 26 aprile 2006.

Mancata comparizione all’udienza per interrogatorio formale

La mancata comparizione della parte all’udienza destinata al raccoglimento del suo interrogatorio formale, consente al giudice – valutata tale ingiustificata assenza unitamente alle altre risultanze di causa – di ritenere come ammessi i fatti oggetto dell’interrogatorio stesso ex art. 232 c.p.c.
Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 14 maggio 2003

La clausola penale per l’inadempimento e/o ritardo

In ossequio al principio dell’autonomia contrattuale, le parti hanno facoltà di predeterminare con clausola penale l’entità del risarcimento sia per l’ipotesi di inadempimento (definitivo) sia per quella del ritardo, potendo esse peraltro predeterminare il danno cumulativamente per entrambi i casi. Tuttavia, la clausola de qua opera soltanto nell’ipotesi pattuita, sicché se sia sta prevista soltanto per il semplice ritardo non opera con riferimento all’inadempimento, e viceversa.
Tribunale di Modena (Cifarelli M.), sentenza n. 650 del 15 aprile 2010

L’opposizione contro il provvedimento che fissa la data di rilascio dell’immobile locato

Avverso il provvedimento con cui il Giudice delle locazioni fissa la data per il rilascio dell’immobile, tanto il locatore quanto il conduttore possono proporre reclamo al Tribunale in composizione collegiale (art. 6 L. n. 431/1998 – art. 56 L. n. 392/1978), per la verifica del buon uso del potere discrezionale esercitato dal Giudice di prime cure nella determinazione di quel termine, avuto riguardo alle contrapposte esigenze delle parti e agli stessi elementi già esistenti, dedotti e provati, alla data della pronuncia oggetto dell’opposizione al Tribunale, senza che il reclamo stesso possa tuttavia estendersi ai motivi dell’avvenuta convalida ed a profili di illegittimità od erroneità della stessa, i quali devono invece farsi valere, se del caso, mediante appello. con particolar riferimento alle locazioni non abitative  ha escluso che ai fini del reclamo de quo abbiano rilievo generiche esigenze commerciali, quali il rischio di sospensione dell’attività aziendale nel periodo di tempo necessario per il reperimento di una nuova sede e per il trasloco.
Tribunale di Modena (Pagliani G.), sentenza n. 889 del 27 maggio 2010
NOTA:
In arg. cfr. pure:
– Tribunale di Modena (rel. Gentili C., pres. Stanzani G.), sentenza n. 713 del 4 giugno 2009
– Tribunale di Modena (rel. Pagliani G., pres. Stanzani G.), sentenza n. 253 del 4 marzo 2009
– Tribunale di Modena (rel. Pagliani G., pres. Stanzani G.), sentenza n. 1832 del 23 dicembre 2008
– Tribunale di Modena (rel. Pagliani G., pres. Stanzani G.), sentenza n. 1296 del 25/6-16/9/2009
Secondo cui:
1) con particolar riferimento infine alle locazioni abitative, ai fini del reclamo de quo non hanno rilievo generiche esigenze personali, quali:
– difficoltà nel reperimento di una nuova sistemazione abitativa;
– difficoltà economiche legate al livello del reddito familiare;
– modifiche delle abitudini di vita conseguenti al trasferimento in diversa abitazione;
– necessità di terminare un ciclo di studi.
2) con particolar riferimento alle locazioni non abitative, ai fini del reclamo de quo non hanno rilievo generiche esigenze commerciali, quali:
– il fatto che i ricavi aziendali siano l’unico sostentamento dell’impresa od anche delle persone che vi lavorano;
– le condizioni personali attinenti al conduttore o suoi familiari, come invalidità fisiche, condizioni di salute e di età;
– i debiti e le passività aziendali;
– il rischio di sospensione dell’attività aziendale nel periodo di tempo necessario per il reperimento di una nuova sede e per il trasloco.

gen 21

Le conseguenze della mancata risposta all’interrogatorio formale

Se il convenuto danneggiante non si presenti all’udienza fissata per il suo interrogatorio formale, ovvero – se comparso – rifiuti di rispondere senza giustificato motivo, il giudice, valutato ogni altro elemento di prova, può ritenere come ammessi i fatti dedotti nell’interrogatorio stesso (art. 232 cpc), anche con riguardo alla ivi prospettata quantificazione del danno.

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gen 21

L’opposizione a decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario giudizio di cognizione

L’opposizione a decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario giudizio di cognizione, in cui il giudice deve, non già stabilire se l’ingiunzione fu emessa legittimamente in relazione alle condizioni previste dalla legge per l’emanazione del provvedimento monitorio, ma accertare il fondamento della pretesa fatta valere con il ricorso per ingiunzione e, se il credito risulti fondato, deve accogliere la domanda indipendentemente dalla circostanza della regolarità, sufficienza e validità degli elementi probatori alla stregua dei quali l’ingiunzione fu emessa, rimanendo irrilevanti, ai fini di tale accertamento, eventuali vizi della procedura monitoria che non importino l’insussistenza del diritto fatto valere con tale procedura. Invece, l’insussistenza delle condizioni che legittimano l’emanazione del procedimento monitorio può spiegare rilevanza soltanto sul regolamento delle spese della fase monitoria.

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gen 21

Opposizione a decreto ingiuntivo: le fatture non bastano a provare il credito

L’oggetto del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo non è limitato al controllo di validità del decreto ingiuntivo opposto, ma è altresì diretto all’accertamento dell’esistenza del diritto di credito fatto valere nel ricorso per ingiunzione. Da ciò consegue che il creditore opposto ed il debitore opponente rivestono rispettivamente la posizione sostanziale di attore e convenuto, malgrado l’inversione di iniziativa processuale, gravando conseguentemente sull’opposto l’onere di provare i fatti costitutivi della domanda, con la precisazione che la documentazione utile ai fini dell’emissione dell’ingiunzione non esonera l’opposto dal dover dare la prova del credito quando consista in fatture o bolle non sottoscritte dal destinatario per accettazione, così risultando di unilaterale formazione.
Tribunale di Modena (Farolfi A.), sentenza n. 867 del 23 maggio 2008

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gen 21

Danni non patrimoniali e presunzioni di colpa

L’art. 2059 c.c. deve essere interpretato nel senso che il danno non patrimoniale è risarcibile anche nell’ipotesi in cui la colpa dell’autore del fatto risulti da una presunzione di legge.
Tribunale di Modena (Farolfi A.), 8 febbraio 2008

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gen 21

Il pericolo di rovina nell’appalto

Fra i “gravi difetti” di cui all’art. 1669 c.c. vanno ricompresi, oltre i casi di rovina e di evidente pericolo di rovina parziale o totale dell’edificio, anche quei vizi che, pur non incidendo sulla statica e sulla struttura dell’immobile, pregiudicano in modo grave la funzione cui questo è destinato e ne limitano in modo notevole le possibilità di godimento, o limitano quelle di una frazione dell’edificio stesso, indipendentemente dall’entità della somma di danaro occorrente per la loro eliminazione
Tribunale di Modena (Farolfi A.), 30 gennaio 2008

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