L’assoggettabilità dell’artigiano alla procedura concorsuale (vecchio rito)

L’artigiano (che ai sensi dell’art. 2083 c.c. è, per definizione, piccolo imprenditore) va considerato un normale imprenditore commerciale come tale sottoposto alle procedure concorsuali ai sensi dell’art. 1 della legge fall. allorché abbia organizzato la sua attività in guisa da costituire una base di intermediazione speculativa e da far assumere al suo guadagno i caratteri del profitto, avendo in tal modo organizzato una vera e propria struttura economica a carattere industriale, avente una autonoma capacita’ produttiva, sicché l’opera di esso titolare non sia più né essenziale né principale

Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 18 giugno 2003

Cancellazione della società dal registro delle imprese e sua estinzione

Ai sensi dell’art. 2495 C.c., nel testo novellato dal d. Lgs. n. 6/2003, di riforma del diritto societario, entrato in vigore il 1°.4.2004, l’iscrizione nel Registro delle imprese della cancellazione di una società di capitali ne produce l’estinzione, con effetto costitutivo irreversibile, anche in presenza di crediti insoddisfatti e di rapporti di altro tipo non definiti.

Tribunale di Modena (Pagliani G.), sentenza n. 1940 del 3 dicembre 2010

Amministrazione di sostegno e tossicodipendenza

Una spiccata propensione per le sostanze stupefacenti (nella specie, droghe leggere) può costituire una disabilità tale da escludere una equilibrata possibilità di attendere autonomamente ai propri interessi con conseguente opportunità della nomina di un amministratore di sostegno (Nel caso di specie, il beneficiario – di giovane età – oltre a presentare segni di sofferenza psicofisica con scarso equilibrio esistenziale, era solito far uso di droghe leggere. Anche in considerazione del fatto che, dopo aver interrotto gli studi, non aveva mai svolto alcuna attività di lavoro, su ricorso del padre gli veniva nominato un amministratore di sostegno con il compito di assisterlo nella tutela e cura della salute della persona nonché per un progressivo ed idoneo suo inserimento nel mondo del lavoro).

Giud. Tutelare Modena, Dott. Stanzani G., 13 luglio 2005

Preclusioni processuali e produzione del documento che attesta la cessazione della materia del contendere

La produzione di un documento (nella specie, transazione) attestante la cessazione della materia del contendere è ammessa in qualunque fase e grado del giudizio, e non è quindi soggetta alle preclusioni istruttorie per le produzioni documentali.
Tribunale di Modena (Cifarelli M.), sentenza n. 30 del 13 gennaio 2010

NOTA:
In senso conforme, Tribunale di Modena (Pagliani G.), sentenza n. 669 del 20 maggio 2009.

Estinzione del processo per rinuncia all’azione: necessaria la procura ad hoc

La rinunzia all’azione ha natura sostanziale giacché incide sul diritto fatto valere in giudizio e ne preclude ogni ulteriore tutela giurisdizionale. Pertanto, qualora la relativa dichiarazione abdicativa non provenga dal titolare del diritto stesso ma dal suo difensore, il relativo potere dispositivo discende soltanto da una procura speciale rilasciata ai sensi dell’art. 84, co. 2, c.p.c., non potendo ritenersi compreso nei poteri difensivi scaturenti da procura ex art. 83 c.p.c. (Nel caso di specie, nessuna delle parti era comparsa alla prima udienza: il convenuto perché era rimasto contumace, mentre il difensore dell’attore aveva ritenuto sufficiente depositare in Cancelleria una propria dichiarazione con cui rinunciava “agli atti ed all’azione del giudizio”, evidentemente in virtù di un accordo transattivo raggiunto con la controparte dopo l’iscrizione a ruolo e prima dell’udienza stessa. Con riferimento alla rinuncia agli atti, il Giudice rilevava che la rinuncia stessa – sebbene legittimamente dichiarata dal difensore in quanto a ciò espressamente autorizzato dalla parte assistita – non poteva spiegare effetti in quanto priva di accettazione per mancanza di costituzione di parte convenuta. Con riferimento invece alla rinuncia all’azione, il Giudice rilevava il difetto dei necessari poteri in capo al difensore, sprovvisto infatti della relativa procura speciale. Rilevata, quindi, l’impossibilità giuridica di dichiarare l’estinzione del processo per rinuncia agli atti e/o all’azione, il Giudice ha quindi fissato un’udienza successiva ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 181 e 309 c.p.c.).

Trib. Modena, Giud. Dott. Pagliani G., 29 novembre 2006

gen 23

La quantificazione della responsabilità per vizi

In tema di appalto, la responsabilità dell’appaltatore per vizi dell’opera va quantificata nella spesa necessaria per l’eliminazione degli stessi, anche ove questa comporti l’integrale rifacimento dell’opera, mentre il diritto dell’appaltatore alla percezione di un qualsivoglia compenso per la detta opera può essere riconosciuto solo se e nellamisura in cui una parte della stessa rimanga in qualche modo utilizzabile ed utilizzata, di guisa che il committente possa trarne effettivo ed apprezzabile godimento, sicché il predetto diritto al compenso non è pertanto compatibile con un inadempimento totale ed assoluto.

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gen 23

Il requisito dell’apparenza per l’acquisto della servitù a titolo originario

Il requisito dell’apparenza, necessario ai sensi dell’art. 1061 c.c. per l’acquisto della servitù per usucapione (o per destinazione del padre di famiglia) consiste nella presenza di opere visibili e permanenti destinate all’esercizio della servitù medesima, nel senso che sia la servitù sia le sue modalità di esercizio devono essere inequivocabilmente denunciate dalla esistenza di segni esteriori obiettivamente rilevabili, anche da terzi diversi dal proprietario del fondo servente, sicché il dato oggettivo dell’apparenza, proprio perché tale, non può essere confuso con quello meramente soggettivo della conoscenza dell’esercizio della servitù da parte del titolare del fondo servente.
Tribunale di Modena (Cifarelli M.), sentenza n. 1744 del 28 novembre 2008

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gen 23

Soccombenza ed interesse ad impugnare

L’esercizio del diritto di impugnazione non può prescindere dall’esistenza, in capo a chi se ne avvale, di un interesse che, dovendo essere concreto e attuale e configurandosi come condizione dell’azione, deve desumersi dal raffronto fra il contenuto della sentenza ed il gravame, e, in caso di ricorso per cassazione con cui si censuri la determinazione del danno da occupazione appropriativa, deve estrinsecarsi secondo il requisito dell’autosufficienza (Nel caso di specie, in applicazione del riferito principio è stato ritenuto inammissibile – in quanto irrilevante sotto il profilo della soccombenza – il motivo di gravame con cui era stato dedotto che il Giudice di Pace, anziché accogliere l’eccezione di tardività della riassunzione avesse invece accolto altra eccezione di nullità dell’atto di riassunzione).
Tribunale di Modena (Farolfi A.), 19 aprile 2007

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gen 23

L’accertamento dei difetti nella vendita di cose mobili

Il mancato ricorso alla procedura di cui agli art. 1513 c.c. e 696 e ss. c.c. (accertamento dei difetti della cosa venduta) non comporta alcuna preclusione o limitazione circa i mezzi di prova utilizzabili per dimostrare i difetti della cosa oggetto di vendita, ma solo la conseguenza che, in caso di contestazione, la prova deve essere particolarmente rigorosa, cioè tale da generare nel giudice un convincimento pieno e preciso, senza alcun riguardo alla difficoltà in cui la parte interessata possa trovarsi per non essersi avvalsa della facoltà di provocare un accertamento giudiziale preventivo.
Tribunale di Modena (Farolfi A.), 9 aprile 2007
Rif.Normativi:
Art. 1513 c.c. ACCERTAMENTO DEI DIFETTI 1. In caso di divergenza sulla qualita` o condizione della cosa, il venditore o il compratore possono chiederne la verifica nei modi stabiliti dall’art. 696 del codice di procedura civile. Il giudice, su istanza della parte interessata, puo` ordinare il deposito o il sequestro della cosa stessa, nonche` la vendita per conto di chi spetta, determinandone le condizioni. 2. La parte che non ha chiesto la verifica della cosa, deve, in caso di contestazione, provarne rigorosamente l’identita` e lo stato.

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gen 23

Opposizione a fallimento e spese legali

Il credito per spese relative al giudizio di opposizione al fallimento, liquidate in favore dei creditori istanti convenuti nel suddetto giudizio, è un credito sorto successivamente all’apertura del fallimento, ed è imputabile direttamente al fallito, il quale conserva una limitata capacità processuale; ne discende che il credito per la rifusione delle spese processuali non appartiene alla massa e quindi non potrà essere richiesto in prededuzione, ma potrà essere fatto valere unicamente nei confronti del fallito medesimo, e, stante il divieto di intraprendere azioni esecutive individuali nei confronti del fallito (art. 51 l. fall), tale credito potrà essere azionato unicamente se e quando il fallito rientrerà “in bonis”.
Tribunale di Modena (rel. Farolfi A., pres. De Marco E.), 18 aprile 2007

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