La presupposizione negoziale

L’istituto della presupposizione ricorre quando una determinata situazione di fatto o di diritto (passata, presente o futura) possa ritenersi tenuta presente dai contraenti nella formazione del loro consenso, pur in mancanza di un espresso riferimento ad essa nelle clausole contrattuali, come presupposto condizionante il negozio (c.d. condizione non sviluppata o inespressa). A tal fine si richiede che: a) la presunzione sia comune ai contraenti; b) l’evento supposto sia stato asunto come certo nella rappresentazione delle parti (ed in ciò la presupposizione differisce dalla condizione); c) la circostanza configuri un presupposto obiettivo, consistente in una situazione di fatto o di diritto, il cui venir meno o il cui verificarsi sia del tutto indipendente dall’attività e dalla volontà dei contraenti e non corrisponda, integrandolo, all’oggetto di una loro specifica obbligazione (Nella specie, trattavasi della destinazione d’uso di un immobile).
Tribunale di Modena (Saracini E.), sentenza n. 1676 del 17 novembre 2009

Lodo irrituale e limiti alla sua impugnabilità

Il lodo arbitrale irrituale è un atto di volontà ed ha, quindi, valore negoziale, sicché esso risulta impugnabile solo per i vizi che possono vulnerare ogni manifestazione di volontà negoziale, come l’errore, la violenza, il dolo e l’incapacità delle parti che hanno conferito l’incarico, o dell’arbitro stesso. In particolare, l’errore rilevante è solo quello attinente alla formazione della volontà degli arbitri, che si configura quando questi abbiano avuto una falsa rappresentazione della realtà per non aver preso visione degli elementi della controversia o per averne supposti altri inesistenti, ovvero per aver dato come contestati fatti pacifici o viceversa, mentre è preclusa ogni impugnativa per errori di diritto, sia in ordine alla valutazione delle prove che in riferimento alla idoneità della decisione adottata a comporre la controversia. In sostanza, è errore di fatto denunciabile in sede d’impugnazione del lodo irrituale quello che attiene ad un’alterata percezione o ad una falsa rappresentazione della realtà e degli elementi di fatto sottoposti all’esame degli arbitri; è invece errore di diritto inammissibile quello che riguarda la valutazione di una realtà i cui elementi siano stati dagli arbitri esattamente percepiti (Nella specie, tutte le censure mosse all’operato degli arbitri attenevano al momento valutativo, non al momento acquisitivo, visto che risultavano poste in discussione le conseguenze giuridiche che gli arbitri avevano tratto dal materiale probatorio messo a loro disposizione dalle parti, e in particolare si denunciava l’asserito scorretto utilizzo di poteri equitativi nella determinazione del danno -che sono classici errori di diritto- mentre in nessun modo era evidenziato l’inutilizzo di elementi probatori esistenti o la supposizione di fatti inesistenti, uniche tipologie di censure ammissibili. In applicazione del principio di cui in massima, il Giudice ha quindi rigettato l’impugnazione del lodo).

Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 16 febbraio 2007

NOTA:
Nello stesso senso, Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 26 ottobre 2006

Modifica delle condizioni di separazione e giudizio di divorzio

La pendenza, anche se sopravvenuta, del giudizio di cessazione/scioglimento degli effetti civili del matrimonio rende inammissibile o improcedibile la causa eventualmente introdotta ai sensi dell’art. 710 cpc, poiché in tal caso la domanda di modifica delle condizioni di separazione deve essere esclusivamente proposta al medesimo giudice del divorzio.
Tribunale di Modena (rel. Pagliani G., pres. Stanzani G.), 18 giugno 2009

Azione revocatoria fallimentare

La natura costitutiva dell’azione revocatoria fallimentare comporta che gli effetti della relativa sentenza non possano retroagire oltre la data della notifica della domanda.
 
Trib. Modena, Giud. Dott.ssa Romagnoli S., 17 ottobre 2003 

Rivalutazione monetaria e invalidità permanente parziale

La rivalutazione delle somme liquidate a titolo di risarcimento del danno da invalidità permanente parziale, quando questa sia successiva ad un periodo di invalidità temporanea liquidata separatamente, decorre dal momento della cessazione dell’invalidità temporanea e non dal giorno dell’evento dannoso.

Tribunale di Modena (Di Pasquale R.), sentenza n. 1764 del 17 novembre 2010

gen 24

La responsabilità dell’appaltatore

L’autonomia dell’appaltatore il quale esplica la sua attività nell’esecuzione dell’opera assunta con propria organizzazione apprestandone i mezzi, nonché curandone le modalità ed obbligandosi verso il committente a prestargli il risultato della sua opera, comporta che, di regola, l’appaltatore deve ritenersi unico responsabile dei danni derivati a terzi dall’esecuzione dell’opera.
Tribunale di Modena (Farolfi A.), 8 gennaio 2008

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gen 24

Fallimento: insolvenza e debiti tributari

Lo stato d’insolvenza dell’imprenditore commerciale, quale presupposto per la dichiarazione di fallimento, si realizza in presenza di una situazione d’impotenza, strutturale e non soltanto transitoria, a soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni a seguito del venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie alla relativa attività, mentre resta in proposito irrilevante ogni indagine sull’imputabilità o meno all’imprenditore medesimo delle cause del dissesto, ovvero sulla loro riferibilità a rapporti estranei all’impresa, così come sull’effettiva esistenza ed entità dei crediti fatti valere nei suoi confronti. Ne consegue che del tutto legittimamente l’autorità giudiziaria ordinaria adita per la dichiarazione di fallimento dell’imprenditore insolvente a fronte di un ingente debito tributario provvede a tale dichiarazione, senza entrare nel merito delle pretese impositive (che, nella specie, si assumevano impugnate dinanzi alla competente commissione tributaria da parte del fallito) e senza, pertanto, violare alcun principio in tema di riparto di giurisdizione tra G.O. e commissioni tributarie.
Tribunale di Modena (rel. Farolfi A. – pres. De Marco E.), 18 aprile 2007

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gen 24

Opposizione a d.i. ed incompetenza del giudice

L’opposizione a decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario ed autonomo giudizio di cognizione, nel quale la pronuncia di incompetenza del giudice che ha emesso il decreto opposto comporta quale conseguenza necessaria la sola invalidità dello stesso.
Tribunale di Modena (Farolfi A.), 19 aprile 2007

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gen 24

Responsabilità medica e consenso informato

La necessità del consenso informato del paziente al trattamento medico-chirurgico discende dal principio costituzionale della inviolabilità della persona umana. Esso è garantito da una corretta informazione che consenta al paziente di operare una scelta consapevole in ordine al bilanciamento tra vantaggi e rischi, e, quindi, di determinarsi liberamente, coscientemente e volontariamente su ciò che potrà accadergli. Ove l’informazione non vi sia, o sia incompleta, non può parlarsi di valido consenso prestato e, quindi, l’intervento medico eseguito in sua assenza va considerato inevitabilmente illecito e, dunque, fonte di responsabilità risarcitoria per ogni danno, patrimoniale e non patrimoniale, che ne sia conseguenza immediata e diretta secondo il paradigma dell’art. 1223 c.c.
Tribunale di Modena (Di Pasquale R.), 13 febbraio 2007

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gen 24

La colpa grave

La colpa grave consiste in un comportamento consapevole dell’agente che, senza volontà di recare danno ad altri, operi con straordinaria e inescusabile imprudenza o negligenza, omettendo di osservare non solo la diligenza media del buon padre di famiglia, ma anche quel grado minimo ed elementare di diligenza generalmente osservato da tutti, senza quindi che sia sufficiente a qualificare tale colpa l’omissione della diligenza del buon padre di famiglia, ancorché rapportata alla professionalità dell’incarico da svolgere.
Tribunale di Modena (Di Pasquale R.), 31 agosto 2007

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