Appalto: sempre possibile mutare la domanda di risoluzione in quella di riduzione del prezzo

In tema di appalto, il committente che, per difetti dell’opera, abbia esperito azione di risoluzione del contratto per inadempimento dell’appaltatore, può successivamente, sia in primo grado che in appello, modificare la domanda in quella di riduzione del prezzo. Infatti, non soltanto non è estensibile all’appalto il principio, dettato per la vendita dall’art. 1492, comma 2, cod. civ., dell’irrevocabilità della scelta, operata mediante domanda giudiziale, tra risoluzione del contratto e riduzione del prezzo; ma nel caso di inadempimento dell’appaltatore, il divieto posto dall’art. 1453, comma 2, cod. civ. impedisce al committente che abbia proposto domanda di risoluzione di mutare le domanda in quella di adempimento, ma non anche di chiedere la riduzione del prezzo (domanda, questa, che non integra una domanda nuova rispetto a quella originaria di risoluzione perché fondata sulla stessa “causa petendi” e caratterizzati da un “petitum” più limitato).

Tribunale di Modena (Cividali S.), sentenza n. 1840 del 5 dicembre 2012

Condanna alle spese contenuta in sentenza di rigetto

La condanna alle spese giudiziali contenuta in sentenza di primo grado non ancora in giudicato è provvisoriamente esecutiva anche se pertinente a pronuncia principale di rito o di rigetto, perché: a) l’art. 282 C.p.c. non impedisce che siano muniti di efficacia esecutiva immediata capi condannatori “accessori” rispetto a capo non condannatorio relativo alla domanda principale; b) il capo della condanna alle spese non può definirsi “accessorio” nel senso di cui all’art. 31 C.p.c., in quanto non solo la pronuncia sulle spese non presuppone affatto, affinché il giudice possa (ed anzi, debba) adottarla, una domanda di parte (la quale, pure se proposta, è irrilevante ai fini del valore della causa: arg. ex artt. 10 e 31 C.p.c.), ma essa ha il suo “titolo” esclusivamente nel contenuto della decisione sul merito della controversia, in applicazione del principio della soccombenza (art. 91 C.p.c.). Merita quindi adesione l’attuale orientamento della Corte di cassazione, adottato dopo la sentenza interpretativa di rigetto della Corte costituzionale, n. 232/04.

Trib. Modena, Giud. Dott. Pagliani G., 13 febbraio 2008

Nota:
Dopo un iniziale contrario avviso (cfr. Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 17 gennaio 2002) dovuto ad un costante quanto ormai risalente orientamento di Legittimità (cfr. Cass. n. 9236/2000, n. 1037/1999, n. 5837/1993), peraltro ormai superato dalla stessa Corte di Cassazione (cfr. Cass. n. 16262/2005 e n. 21367/2004), deve ritenersi che il principio espresso dalla sentenza qui annotata sia ormai consolidato nell’ambito del Foro Modenese, giacché nel corso di questi ultimi anni (e da prima ancora che la Cassazione mutasse il proprio orientamento) la questione è stata più volte decisa da entrambe le Sezioni del Tribunale in senso conforme al principio di cui in massima:
– Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 5 ottobre 2006;
– Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 3 maggio 2006;
– Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 2 novembre 2005;
– Trib. Modena, Giud. Dott. Farolfi A., 20 ottobre 2004;
– Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 15 ottobre 2003;
– Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 7 maggio 2003;
– Trib. Modena, Giud. Dott. Farolfi A., 12 ottobre 2002;
– Trib. Modena, Giud. Dott. Cigarini R., 15 novembre 2000.
Contra, Trib. Modena, Giud. Dott. Bruschetta E., n. 1312 del 28 luglio 2006.

Il deposito del decreto ingiuntivo opposto serve a provare la tempestività dell’opposizione

La mancata produzione, nel giudizio di opposizione, della copia notificata del decreto ingiuntivo comporta l’inammissibilità dell’opposizione stessa per mancanza di prova (a carico dell’opponente) del rispetto del termine di decadenza fissato dall’art. 641 cpc; tale prova può bensì evincersi anche dagli altri documenti acquisiti al processo o prodotti dalla controparte, ma a nulla rileva però che quest’ultima si limiti a non contestare la tempestività dell’opposizione, trattandosi di materia sottratta alla disponibilità delle parti (Nel caso di specie, l’opponente aveva omesso di depositare in Cancelleria, unitamente alla comparsa conclusionale, il proprio fascicolo di parte).
Tribunale di Modena (Cifarelli M.), sentenza n. 1378 del 12 ottobre 2010

La morosità che legittima lo sfratto nella locazione commerciale e abitativa

In relazione ai contratti di locazione ad uso non abitativo, il legislatore non ha operato una predeterminazione legale della gravita dell’inadempimento contrattuale per mancato pagamento del canoni alle rispettive scadenze contrattuali idonea a legittimare la risoluzione contrattuale ai sensi dell’art. 1453 c.c., a differenza di quanto invece statuito in materia di locazione ad uso abitativo dall’art. 5 L. n. 392/1978, secondo cui il mancato pagamento del canone di locazione, decorsi venti giorni dalla scadenza prevista, ovvero il mancato pagamento, nei termini previsti, degli oneri accessori, quando l’importo pagato superi quello di due mensilità del canone, costituisce motivo di risoluzione ai sensi dell’art. 1455 c.c. e salva la sanatoria della morosità nel termine di grazia concesso ai sensi dell’art. 55 L.cit. Conseguentemente, nei contratti di locazione ad uso non abitativo, si applica la normativa codicistica generale prevista dagli artt. 1453 e 1455 c.c., secondo cui l’inadempimento di una delle parti del contratto giustifica la risoluzione solo se non ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra.

Tribunale di Modena (Italiano C.), sentenza n. 2018 del 18 dicembre 2012

NOTA:
In arg. cfr. pure Tribunale di Modena (Masoni R.), sentenza n. 2037 del 21 dicembre 2012.

Interdizione, inabilitazione ed amministrazione di sostegno

A sèguito dell’entrata in vigore della L. n. 6/2004, la pronuncia di interdizione è divenuta facoltativa nonché meramente residuale, poiché limitata ai casi in cui l’amministrazione di sostegno – strumento di protezione ordinario per la tutela delle persone non in grado di provvedere ai propri interessi – sia inidonea a realizzare la piena tutela del beneficiario. (Nel caso di specie, il Tribunale era stato adito per l’interdizione di soggetto affetto da “demenza senile in fase avanzata” al precipuo scopo di riscuotere la pensione dell’interdicendo stesso e di amministrare il suo conto corrente. In applicazione del principio riferito in massima, il Tribunale ha ritenuto dovesse optarsi per la nomina di un amministratore di sostegno, ed ha quindi disposto la trasmissione degli atti al Giudice Tutelare, ai sensi dell’art. 418, co. 3, c.c.).
Trib. Modena, Giud. Dott. Masoni R., 15 novembre 2004

feb 12

Responsabilità medica e prescrizione del diritto al risarcimento

Alla responsabilità contrattuale del medico per il danno alla persona si applica l’ordinario termine di prescrizione decennale.

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feb 12

La responsabilità in caso di tamponamento

Il conducente di un veicolo ai sensi dell’art. 149 CdS deve essere in grado di garantire in ogni caso l’arresto tempestivo del mezzo, evitando collisioni con il veicolo che precede. Pertanto, l’avvenuta collisione pone a carico del conducente medesimo una presunzione “de facto” di inosservanza della distanza di sicurezza, con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa di cui all’art. 2054 comma 2 c.c., egli resta gravato dall’onere di dare la prova liberatoria, dovendo, dunque, dimostrare che il mancato tempestivo arresto dell’automezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili.

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feb 12

I danni da responsabilità processuale aggravata

In tema di responsabilità aggravata (art. 96 c.p.c.), i relativi danni da risarcire sono di qualsiasi tipo, concretantisi in perdite e, o mancate acquisizioni patrimoniali (danno emergente e, o lucro cessante), purché causati da uno dei comportamenti tipizzati nella norma, con la conseguenza che devono essere tutti richiesti e liquidati nella stessa sentenza che decide il merito della causa, secondo le prove fornite all’uopo dalla parte od anche d’ufficio dal giudice sulla base delle risultanze di causa o secondo nozioni di comune esperienza od in via equitativa.

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feb 12

La locazione di fatto

Il contratto di locazione ad uso abitativo deve avere forma scritta (art. 4 L. n. 431/1998), ma il conduttore è ammesso ad agire (ed eccepire) che si tratta di locazione di fatto, purché provi che il locatore lo ha prevaricato imponendogli la conclusione di un contratto verbale (art. 13 L. n. 431/1998).

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feb 12

L’impugnazione del testamento per captazione

In tema di impugnazione di disposizione testamentaria, la captazione, costituendo una forma di dolo, non si concreta in una qualsiasi influenza psicologica esercitata sul testatore attraverso blandizie, richieste, sollecitazioni e consiste, ma consiste in veri e propri raggiri o altre manifestazioni fraudolente ingenerando una falsa rappresentazione della realtà siano in grado di ingannare il testatore; pertanto, occorre una prova certa sia dei comportamenti di induzione in errore o di violenza, sia del fatto che gli stessi abbiano indirizzato la volontà del testatore in modo diverso da come essa avrebbe potuto normalmente determinarsi. Tale prova, pur potendo essere presuntiva, deve fondarsi su fatti certi che consentano di identificare e ricostruire l’attività captatoria e l’influenza determinante sul processo formativo della volontà del testatore.

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