Ripartizione dell’onere della prova

A norma dell’art. 2697 c.c., ciascuna delle parti ha l’onere di provare i fatti che allega e dai quali pretende che derivino conseguenze giuridiche a suo favore. Pertanto, da un lato, chi vuol conseguire il corrispettivo dovutogli per una prestazione d’opera, deve dimostrare l’avvenuta esecuzione dell’opera commessagli, dall’altro lato, il committente che, ammettendo l’esecuzione dell’opera, voglia avvalersi di un criterio preferenziale di determinazione del corrispettivo a lui più favorevole, come ad es. una intervenuta convenzione con il prestatore d’opera, deve provare l’esistenza ed il contenuto di detta convenzione.
Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 9 aprile 2003

Il titolare dell’autofficina risponde del furto del veicolo consegnatogli in riparazione

Il contratto intercorso tra committente e riparatore è un contratto misto atipico a struttura onerosa e complessa, in quanto partecipa sia della natura del contatto d’opera, che della natura del contratto di deposito, con la conseguenza che, essendo applicabile la disciplina propria dell’affidamento della res al depositario, ove la cosa sia sottratta da terzi, trova applicazione l’art. 1780 c.c., in forza del quale il depositario, per ottenere la liberazione dalla propria obbligazione, è tenuto a fornire la prova che [‘inadempimento è dipeso da causa a lui non imputabile e quindi l’inevitabilità dell’evento, nonostante l’uso della diligenza del buon padre di famiglia.

Tribunale di Modena (Di Pasquale R.), sentenza n. 1028 del 3 luglio 2012

La prescrizione nei rapporti di conto corrente

Con la chiusura del rapporto di conto corrente si definiscono crediti e debiti, sicché è da tale momento che inizia a decorrere il termine prescrizionale.

Tribunale di Modena (Rovatti A.), sentenza n. 649 del 13 aprile 2011

Procura alle liti e domanda riconvenzionale

Il rilascio della procura in calce ad una comparsa che contiene domanda riconvenzionale abilita il difensore alla proposizione della stessa ancorché il testo del mandato ad litem non contenga espressamente fra i poteri e le facoltà attribuite quello di proporre una tale domanda, stante la sottoscrizione personale della parte della’atto.

Appalto ed incarico del committente ad impresa inidonea

L’autonomia dell’appaltatore comporta che, di regola, egli deve ritenersi unico responsabile dei danni che derivassero a terzi dall’esecuzione dell’opera. La responsabilità del committente può tuttavia sussistere, in genere per culpa in eligendo, per aver affidato i lavori ad un’impresa assolutamente inidonea, in base ad una valutazione da operarsi in concreto e con riferimento alla situazione conosciuta e conoscibile al momento della stipula del contratto, o in caso di specifica violazione, da parte del proprietario, di regole di cautela nascenti ai sensi dell’art. 2043 c.c. dal precetto di neminem laedere, ovvero quando l’appaltatore in base a patti contrattuali sia stato un semplice esecutore degli ordini del committente ed abbia agito quale nudus minister attuandone specifiche direttive. Quando, poi, il committente sia proprietario dell’immobile in ristrutturazione, talché sia configurabile responsabilità ai sensi dell’art. 2051 c.c., occorre valutare in concreto il livello di autonomia dell’appaltatore e l’avvenuto, o meno, trasferimento del potere/dovere di custodia sull’immobile nel corso dei lavori: infatti, il proprietario di un immobile non cessa di averne la materiale disponibilità per averne pattuito, in appalto, la ristrutturazione, e pertanto, salvo che provi il totale affidamento di esso all’appaltatore, è responsabile, ai sensi dell’art. 2051 c.c. perché custode del bene, dei danni derivati ad un terzo, avendo l’obbligo, al fine di impedire che essi si verifichino, di controllare e vigilare l’esecuzione dei relativi lavori. Solo, però, nel caso di appalto che non implichi il totale trasferimento all’appaltatore del potere di fatto sull’immobile nel quale deve essere eseguito il lavoro appaltato, non viene meno per il committente detentore dell’immobile stesso che continui ad esercitare siffatto potere, il dovere di custodia e di vigilanza; altrimenti, durante tutto il tempo dell’esecuzione dell’opera e fino alla consegna all’appaltante, il dovere di custodia e di vigilanza sulla cosa da consegnare passa dal committente all’appaltatore.

Trib. Modena, Giud. Dott. Pagliani G., 19 gennaio 2006

gen 02

L’opposizione contro il provvedimento che fissa la data di rilascio dell’immobile locato

Avverso il provvedimento con cui il Giudice delle locazioni fissa la data per il rilascio dell’immobile, tanto il locatore quanto il conduttore possono proporre reclamo al Tribunale in composizione collegiale (art. 6 L. n. 431/1998[*] – art. 56 L. n. 392/1978[**]), per la verifica del buon uso del potere discrezionale esercitato dal Giudice di prime cure nella determinazione di quel termine, avuto riguardo alle contrapposte esigenze delle parti e agli stessi elementi già esistenti, dedotti e provati, alla data della pronuncia oggetto dell’opposizione al Tribunale, senza che il reclamo stesso possa tuttavia estendersi ai motivi dell’avvenuta convalida ed a profili di illegittimità od erroneità della stessa, i quali devono invece farsi valere, se del caso, mediante appello. Con particolar riferimento infine alle locazioni non abitative, non hanno rilievo generiche esigenze commerciali, quali:
- il fatto che i ricavi aziendali siano l’unico sostentamento dell’impresa od anche delle persone che vi lavorano;
- le condizioni personali attinenti al conduttore o suoi familiari, come invalidità fisiche, condizioni di salute e di età;
- i debiti e le passività aziendali;
- il rischio di sospensione dell’attività aziendale nel periodo di tempo necessario per il reperimento di una nuova sede e per il trasloco.
Trib. Modena, Giud. Rel. Dott. Pagliani G. – Pres. Dott. Stanzani G., sentenza n. 1832 del 23 dicembre 2008
Rif.Normativi: 
[*]Art. 6, co. 4, L. n. 431/1998
Per i provvedimenti esecutivi di rilascio per finita locazione emessi dopo la data di entrata in vigore della presente legge, il conduttore può chiedere una sola volta, con istanza rivolta al Giudice competente ai sensi dell’articolo 26, primo comma, del codice di procedura civile, che sia nuovamente fissato il giorno dell’esecuzione entro un termine di sei mesi salvi i casi di cui al comma 5. Si applicano i commi dal secondo al settimo dell’articolo 11 del citato decreto-legge n. 9 del 1982, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 94 del 1982. Avverso il decreto del Giudice il locatore ed il conduttore possono proporre opposizione per qualsiasi motivo al tribunale che giudica con le modalità di cui all’articolo 618 del codice di procedura civile.
[**]Art. 56, co. 3, L. n. 392/1978
Qualunque forma abbia il provvedimento di rilascio, il locatore e il conduttore possono, in qualsiasi momento e limitatamente alla data fissata per l’esecuzione, proporre al tribunale in composizione collegiale l’opposizione di cui all’articolo 6, comma 4, della legge 9 dicembre 1998, n. 431.

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gen 01

La rilevanza semi-probatoria della contumacia

La contumacia del convenuto, valutato ogni altro elemento di prova, pur non integrando gli estremi di una “non contestazione” è tuttavia sintomo evidente – ed a ciò valutabile – di completo disinteresse alla causa, atteggiamento questo maggiormente compatibile con il sostanziale riconoscimento delle ragioni creditorie piuttosto che con una contestazione di esse.
Trib. Modena, Giud. Dott. Iovino P., sentenza n. 888 del 28 maggio 2008

Nota:
In senso conforme Trib. Modena, Giud. Dott. Iovino P., sentenza n. 857 del 23 maggio 2008 nonché
Trib. Modena, Giud. Dott. Iovino P., sentenza n. 929 del 3 giugno 2008

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dic 31

Cumulo tra rivalutazione ed interessi

Rispetto ai debiti di valuta opera l’art. 1224 c.c. e, quindi, il divieto di cumulo di rivalutazione ed interessi in assenza di prova di danni ulteriori non coperti dalla liquidazione di questi ultimi che svolgono essi stessi funzione risarcitoria.

Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 29 marzo 2007
In senso conforme: Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 12 giugno 2007

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dic 31

Azione di rivendicazione e azione di restituzione

L’azione di rivendicazione e quella di restituzione, pur tendendo al medesimo risultato pratico del recupero della materiale disponibilità del bene, hanno natura e presupposti diversi: con la prima, di carattere reale, l’attore assume di essere proprietario del bene e, non essendone in possesso, agisce contro chiunque di fatto ne disponga onde conseguirne nuovamente il possesso, previo riconoscimento del suo diritto di proprietà; con la seconda, di natura personale, l’attore non mira ad ottenere il riconoscimento di tale diritto, del quale non deve pertanto fornire la prova, ma solo ad ottenere la riconsegna del bene stesso e quindi può limitarsi alla dimostrazione dell’avvenuta consegna del bene in base ad un titolo e del successivo venir meno di questo per qualsiasi causa o ad allegare l’insussistenza ab origine di qualsiasi titolo.
Trib. Modena, Giud. Dott.ssa De Marco E., sentenza n. 869 del 23 maggio 2008

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dic 30

Sul dovere di istruire, mantenere ed educare la prole

Ogni genitore ha il dovere di assicurare ai figli un’istruzione ed una formazione professionale rapportate alle loro capacità (oltre che alle condizioni economiche e sociali dei genitori medesimi), fornendo a tal fine gli aiuti economici necessari, onde consentirne il compiuto inserimento nel consesso sociale “adulto” attraverso l’acquisizione di una attività lavorativa coerente con dette capacità e condizioni, tale da determinare il raggiungimento dello status di autosufficienza economica. Una volta, però, che ciò si verifichi, il definitivo ingresso del figlio nel modo del lavoro determina la cessazione di ogni obbligo civilistico dei genitori in quanto tali nei suoi confronti, dovendo a detto momento considerarsi esaurita la loro funzione di sostegno materiale della prole per raggiungimento dello scopo. Se, per vicende successive, il figlio perda quell’indipendenza economica ormai acquisita, tale fatto non determina la reviviscenza dell’obbligo di mantenimento a carico dei genitori, atteso l’irreversibile effetto liberatorio suddetto; la sua situazione sarà invece quella di un qualunque adulto disoccupato, che può, in caso di bisogno e nella ricorrenza degli altri presupposti di legge, invocare il diverso diritto agli alimenti (artt. 433 ss c.c.), che compete a chiunque nei confronti di parenti ed affini prossimi.

Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 6 ottobre 2003

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