L’eccessività della somma indicata in precetto

L’intimazione di precetto per somma superiore a quella dovuta non produce la nullità del precetto stesso ma dà luogo soltanto alla riduzione della somma domandata nei limiti di quella dovuta.
Tribunale di Modena (Saracini E.), sentenza n. 577 del 29 aprile 2009

La garanzia decennale ex art. 1669 cc

L’appaltatore è responsabile nei confronti del committente e dei suoi aventi causa, se i gravi difetti si verificano entro dieci anni dal compimento dell’opera e purché ne sia stata fatta denunzia entro un anno dalla scoperta. Il diritto si prescrive in un anno della denuncia, che tuttavia non decorre dal momento in cui il denunciante abbia avuto conoscenza dei segni e delle manifestazioni esteriori di pericolo incombente sull’edificio, ma dal momento in cui abbia acquistato un apprezzabile grado di conoscenza obiettiva e completa, non solo della gravità dei difetti stessi, ma anche, e soprattutto, del loro collegamento causale all’attività di esecuzione dell’opera.

Tribunale di Modena (Di Pasquale R.), sentenza n. 1756 del 18 novembre 2010

Responsabilità processuale aggravata

La liquidazione del danno da responsabilità processuale aggravata, sebbene possa effettuarsi anche d’ufficio, postula pur sempre la prova sia dell’an sia del quantum o almeno la desumibilità di tali elementi dagli atti di causa.
Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 18 febbraio 2004

Sfratto per morosità: termine di grazia e opposizione alla convalida

In tema di sfratto per morosità, sussiste incompatibilità logica tra opposizione alla convalida e richiesta di sanatoria ex art. 55 L. n. 392/1978 (c.d. termine di grazia), che – a differenza della prima – presuppone appunto una non contestazione della domanda del locatore, cui infatti il conduttore moroso ammesso al beneficio deve corrispondere non solo il capitale e gli interessi ma anche l’importo delle spese processuali.
Tribunale di Modena (Masoni R.), 20 gennaio 2009

Chiamata di terzo in causa e opposizione decreto ingiuntivo

Il disposto dell’art. 269 c.p.c., che disciplina le modalità della chiamata di terzo in causa, non si concilia con il procedimento instaurato tramite l’opposizione al decreto, dovendo in ogni caso l’opponente citare unicamente il soggetto che ha ottenuto detto provvedimento, non potendo le parti originariamente essere altri che il soggetto istante per l’ingiunzione di pagamento ed il soggetto nei cui confronti la domanda è diretta. Ne consegue che, l’opponente, che intenda chiamare in causa un terzo, non può notificare l’opposizione a soggetto diverso dal creditore procedente in ingiunzione ma deve necessariamente chiedere al giudice, con lo stesso atto di opposizione, l’autorizzazione a chiamare in giudizio il terzo al quale ritiene comune la causa sulla base dell’esposizione dei fatti e delle considerazioni giuridiche contenute nel ricorso per decreto ingiuntivo.
Tribunale di Modena (Cigarini R.), 7 ottobre 2002

gen 26

La diffida ad adempiere

La diffida ad adempiere consiste nell’intimazione scritta rivolta alla controparte inadempiente di eseguire la propria prestazione entro un congruo termine, con espressa dichiarazione che, decorso inutilmente detto termine, il contratto si intenderà senz’altro risolto. In mancanza di tale dichiarazione così come in ipotesi di incongruità del termine per l’adempimento, non si producono gli effetti di cui all’art. 1454 c.c. (Nel caso di specie, la parte intimava alla propria controparte di adempiere entro un certo termine omettendo tuttavia di far cenno agli effetti risolutori per il vano decorso del termine stesso. In applicazione del principio di cui in massima, il Giudice ha escluso che la dichiarazione integrasse diffida ad adempiere).
Tribunale di Modena (Pagliani G.), sentenza n. 862 del 23 maggio 2008
Nota:
In senso conforme, Tribunale di Modena (Pagliani G.), sentenza n. 866 del 3/4-23/5/2008

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gen 26

L’intervento del Fondo di Garanzia per le vittime della strada (FGVS)

Il Fondo di Garanzia per le vittime della strada può essere chiamato a rispondere di tutti i danni alla persona (patrimoniali e non patrimoniali, ivi compresi i danni morali, in virtù dell’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 cc) e del danno alle cose nella misura indicata nell’art. 283, co.2 e 4, Codice delle Assicurazioni (D.Lgs. n. 209/2005, già art. 19 L. n. 990/1969).
Tribunale di Modena (Pagliani G.), sentenza n. 883 del 28 maggio 2008

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gen 26

Vademecum sul nesso causale nella colpa medica

Per il riconoscimento del nesso eziologico tra la condotta del medico ed il danno patito dal paziente, deve farsi applicazione della c.d. teoria condizionalistica della sussumibilità sotto leggi scientifiche e fondata sul concetto di probabilità statistica, teoria elaborata in sede penale a proposito del rapporto di causalità nella fattispecie di cui agli artt. 40 e 41 cp. In pratica, si conduce un giudizio controfattuale di natura prognostica-ipotetica, che ipotizza come assente, contro la realtà storica, una determinata condizione, per poi verificare se nella situazione, così mutata, si sarebbe o meno verificato l’evento. Tale giudizio è compiuto sotto la copertura di leggi scientifiche o dettate dalla generalizzata esperienza di carattere universale o statistico. In buona sostanza, con l’ausilio dei consulenti tecnici, il Giudice dovrà ricercare anzitutto una legge di copertura che stabilisca una qualche correlazione statistica tra il tipo di condotta positiva posta in essere dal medico (la somministrazione di un farmaco, l’adozione di una data tecnica chirurgica, ecc.) e il tipo di evento concretamente occorso al malato (l’evoluzione sfavorevole di una patologia in atto, l’insorgere di una nuova patologia, o addirittura il decesso del malato). In un secondo momento il giudice deve escludere oltre ogni ragionevole dubbio, che quell’evento concreto possa essere ricondotto a fattori causali alternativi rispetto a quelli posti in essere dalla condotta del sanitario, in modo da pervenire ad un giudizio di certezza processuale sull’affermazione che senza la condotta del sanitario l’evento non si sarebbe verificato. In definitiva, individuata la tale legge di copertura, il giudice dovrà, in seconda battuta, accertarsi che quel concreto decorso patologico evidenziatosi nel paziente non possa essere plausibilmente ricondotto a decorsi causali alternativi, cui la condotta del sanitario sia rimasta estranea.
Tribunale di Modena (Pagliani G.), sentenza n. 886 del 28 maggio 2008

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gen 26

Danno da lite temeraria e procedimento cautelare

La domanda di responsabilità processuale aggravata di cui all’art. 96 c.p.c., avanzata nei confronti della parte che ha chiesto ed ottenuto un provvedimento cautelare, rientra nella competenza funzionale e inderogabile del giudice del merito, ed è pertanto inammissibile la richiesta del relativo danno in un separato giudizio.
Tribunale di Modena (Cividali S.), sentenza n. 1813 del 16 dicembre 2008

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gen 26

La Corte d’Appello è competente in via esclusiva nei giudizi in tema di tutela della concorrenza e mercato

Il consumatore è legittimato ad agire ex art. 33 comma 2 l. n. 287 del 1990 al fine di ottenere l’eliminazione delle conseguenze pregiudizievoli derivategli da un’intesa restrittiva della concorrenza ex art. 2 comma 2 l. n. 287 del 1990. Per tali giudizi sussiste la competenza, funzionale e per materia, della Corte d’Appello competente per territorio in unico grado (Nella specie, una Compagnia d’Assicurazione veniva citata in giudizio per asserita violazione della normativa antitrust).
Tribunale di Modena (Pagliani G.), sentenza n. 1817 del 17 dicembre 2008

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