Il rimborso delle spese legali sostenute dall’amministratore condominiale

È nulla per contrarietà alla legge la deliberazione dell’assemblea condominiale che abbia approvato il rendiconto annuale includendovi le spese legali sostenute in proprio dall’amministratore in una procedura promossa nei suoi confronti, attesa la non inerenza delle spese anzidette alla gestione condominiale. Tale delibera può essere impugnata “in parte qua” dai condomini dissenzienti, ancorché le loro quote di spesa siano state successivamente assunte a loro carico dall’amministratore, scaturendo l’interesse all’impugnazione, nonostante la rinuncia al rimborso, dal carattere vincolante per tutti i condomini della deliberazione, che conserva immutata la propria efficacia esecutiva.

La cancellazione di frasi offensive o sconvenienti non può riguardare termini tecnici

Ove la domanda giudiziaria abbia ad oggetto una condotta fognaria di cui si chieda la rimozione, la locuzione “acque luride” non è offensiva o sconveniente, ma tecnica, sicché non v’è spazio per l’applicazione dell’art. 89 cpc.

Tribunale di Modena (Cifarelli M.), sentenza n. 1677 del 12 novembre 2010

Amministrazione di sostegno e tossicodipendenza

Una spiccata propensione per il consumo di sostanze stupefacenti può costituire una disabilità tale da escludere una equilibrata possibilità di attendere autonomamente ai propri interessi con conseguente opportunità della nomina di un amministratore di sostegno, al quale può essere altresì demandato l’incarico di reperire un posto di lavoro dignitoso, remunerativo e consono alla professionalità del beneficiario (Nella specie, due anziani nonni avevano richiesto la nomina di un amministratore di sostegno per la propria nipote trentaseienne, tossicodipendente, lavoratrice part-time dal modestissimo stipendio e madre di due figli minori, nonché nuda proprietaria di un consistente patrimonio immobiliare che la stessa aveva ereditato dai genitori, entrambi recentemente scomparsi).

Trib. Modena, Giud. Tutelare Dott. Stanzani G., 8 febbraio 2006

Opposizione a decreto ingiuntivo ed onere della prova (contrattuale)

Nel caso in cui una parte abbia ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di una somma dovuta in forza di un contratto, e la parte ingiunta proponga opposizione chiedendo la revoca del decreto, non si versa in tema di risoluzione del contratto ex art. 1564 cc, ma di eccezione d’inadempimento ai sensi dell’art. 1460 cc, con la conseguenza che grava sull’opposto l’onere di provare il proprio esatto adempimento, secondo i principi che regolano l’onere probatorio in materia contrattuale.
Tribunale di Modena (Cividali S.), sentenza n. 964 del 19 giugno 2012

Rettifica di notizie giornalistiche: procedimento d’urgenza e disciplina cautelare uniforme

L’art. 8 L. n. 47/1948, prevede l’obbligo del direttore di fare inserire gratuitamente nel quotidiano le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità. In caso di mancata (o inidonea) pubblicazione spontanea, l’autore della richiesta di rettifica può adire in via d’urgenza il Tribunale. Ottenuto l’ordine di rettifica, il ricorrente non ha interesse alla prosecuzione del giudizio, né, una volta attuata la pubblicazione della rettifica stessa, alcun danno potrà derivargli dalla perdita di efficacia del provvedimento d’urgenza già attuato. Conseguentemente, ancorché controverso in dottrina e giurisprudenza, deve ritenersi che il suddetto provvedimento a cognizione sommaria – non strumentale rispetto ad altri diritti né al risarcimento del danno – esaurisca le esigenze di tutela del ricorrente, sicché il Giudice non è tenuto a fissare un termine per l’inizio del giudizio di merito e può subito pronunciarsi anche sulle spese di lite.

Trib. Modena, Giud. Dott. Di Pasquale R., 11 agosto 2003

mag 20

I limiti al rimborso spese spettante al comodatario

Ai sensi dell’art. 1808 c.c., il comodatario ha diritto al rimborso delle “spese straordinarie sulla cosa” e a quelle di “conservazione” di essa, mentre -in analogia con quanto previsto dall’art. 1592 cc in tema di locazione- non ha invece diritto ad alcuna indennità per i miglioramenti apportati alla cosa comodata, neppure ai sensi dell’art. 1150 cc (giacché il comodatario non è possessore ma detentore, sebbene qualificato) o dell’art. 936 cc (giacché il comodatario non può considerarsi terzo rispetto alla cosa).
Tribunale di Modena (Masoni R.), sentenza n. 435 del 27 marzo 2009

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mag 19

Sospensione della provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto e opposizione all’esecuzione

La sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto (art. 649 cpc) non fa venir meno il decreto ingiuntivo stesso, bensì comporta la sospensione ex art. 623 cpc dell’esecuzione nelle more intrapresa: tale sospensione dovrà quindi essere rappresentata al Giudice dell’esecuzione ex art. 486 cpc, senza necessità di proporre opposizione all’esecuzione ex art. 615 cpc, che -qualora proposta- dev’essere respinta (Nel caso di specie, a seguito della sospensione della provvisoria esecutività del d.i. opposto, l’ingiunto -nelle more esecutato- proponeva opposizione ex art. 615 cpc “per sopravvenuto difetto di titolo esecutivo”. In applicazione del principio di cui in massima, il Giudice ha rigettato la domanda).
Tribunale di Modena (Bruschetta E.), sentenza n. 592 del 6 maggio 2009

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mag 19

Chiamata in causa del terzo e rispetto del termine libero a comparire

La notifica della citazione del terzo deve avvenire con l’osservanza del termine a comparire (art. 163 bis cpc), la cui proroga può utilmente formularsi solo prima della sua scadenza (Nel caso di specie, la richiesta di concessione di un nuovo termine per la citazione del terzo era stata formulata dal convenuto alla prima udienza, cioè quando era già decorso il termine, ormai non più prorogabile, per il rispetto dell’art. 163 bis cpc. In applicazione del principio di cui in massima, il Giudice ha quindi dichiarato il convenuto decaduto dal potere di chiamare in causa il terzo).
Tribunale di Modena (Farolfi A.), sentenza n. 438 del 27 marzo 2009

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mag 19

La responsabilità contrattuale del conduttore in caso di incendio della cosa locata

Il conduttore risponde della perdita e del deterioramento della res locata derivanti da incendio (art. 1588 cc), con una presunzione di responsabilità che il medesimo può superare soltanto con la dimostrazione che la causa dell’incendio non gli sia imputabile.
Tribunale di Modena (Masoni R.), sentenza n. 436 del 27 marzo 2009

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mag 18

Prescrizione del danno derivante da reato

Nel caso in cui l’illecito civile sia considerato dalla legge come reato perseguibile a querela, l’eventuale più lunga prescrizione prevista per l’illecito penale si applica anche all’azione di risarcimento (art. 2947, co. 3, cc) sebbene la querela non sia stata presentata, ma a condizione che il giudice civile accerti come sussistenti, seppur incidenter tantum, gli estremi del fatto-reato stesso (Nel caso di specie, un avvocato veniva convenuto in giudizio dalla propria ex cliente per responsabilità professionale, e precisamente per aver fatto trascorrere più di 2 anni dal sinistro stradale senza interrompere la prescrizione. L’avvocato si costituiva in giudizio ammettendo l’errore e chiamando in causa la propria compagnia d’Assicurazione a manleva. In applicazione del principio di cui in massima, il Giudice ha rigettato la domanda attorea perché al momento della notifica della citazione il diritto al risarcimento del danno non si era ancora prescritto, non essendo ancora decorsi i 5 anni della prescrizione penale per il reato di lesioni personali ex art. 2947, co. 3, cc).
Tribunale di Modena (Di Pasquale R.), sentenza n. 568 del 27 aprile 2009
NOTA:
In arg. cfr. Cass., SS.UU., sentenza n. 27337 del 18 novembre 2008

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