L’interesse ad agire

L’interesse ad agire (art. 100 cpc) deve essere concreto ed attuale, e consistere nell’esigenza di ottenere un risultato utile giuridicamente apprezzabile e non conseguibile senza l’intervento del giudice.
Trib. Modena, Giud. Rel. Dott. Farolfi A., 30 gennaio 2008

Contratto verbale di locazione e Pubblica Amministrazione

– Non può ravvisarsi la conclusione di un contratto scritto di locazione nell’atto di assegnazione dell’alloggio popolare cui l’assegnatario stesso si limiti ad apporre la propria sottoscrizione.
– In base ai principi disciplinanti l’azione iure privatorum della pubblica amministrazione, la volontà di obbligarsi della p.a. non può desumersi per implicito da fatti o atti, dovendo essere necessariamente manifestata mediante atto scritto ad substantiam. Ne consegue che nei confronti della pubblica amministrazione non è configurabile il rinnovo tacito del contratto, ivi compreso quello di locazione, stante l’inapplicabilità alla p.a. delle fattispecie legali di rinnovazione tacita dei contratti di locazione previste dalla L. n. 392/1978, rimanendo salva, viceversa, la possibilità che la continuazione dell’originario rapporto avvenga in forza di una specifica clausola del contratto precedentemente concluso (per iscritto). In altri termini, la rinnovazione tacita del contratto di locazione, nel quale sia parte una p.a., è incompatibile con il procedimento previsto per la manifestazione, da parte di questa, della volontà di obbligarsi, che non può desumersi, in tal caso, da fatti concludenti, ma deve essere espressa nelle forme di legge.
– Ove, alla scadenza naturale del contratto di locazione, il conduttore continui ad occupare l’immobile pur in mancanza di rinnovazione del contratto (art. 1596 c.c.), l’occupazione stessa è sine titulo.
– Il procedimento speciale di sfratto per morosità può ritualmente essere introdotto esclusivamente per far valere i fatti costitutivi del diritto al rilascio previsti tassativamente dal codice di rito e per far cessare i soli rapporti locatizi. Il procedimento stesso è quindi inammissibile con riferimento ad ipotesi di occupazione sine titulo dell’immobile (*).
(Nel caso di specie, il Comune intimava sfratto per morosità nei confronti dell’assegnatario di un alloggio di edilizia residenziale pubblica di cui l’assegnatario stesso godeva in forza di un contratto verbale di locazione del 1996. A fronte dell’inadempimento dell’assegnatario nel pagamento dei canoni, il Comune gli intimava sfratto per morosità, adducendo la validità del contratto verbale di locazione perché stipulato prima dell’entrata in vigore dell’art. 1, co. 4, L. n. 431/1998 che appunto ha introdotto la forma scritta “per la stipula di validi contratti di locazione”, ed invocando quindi il tacito rinnovo del contratto stesso ai sensi dell’art. 2, co. 6, L. n. 431/1998 per mancata disdetta. Il Giudice, in applicazione dei riferiti principi, ha ritenuto che il contratto verbale di locazione non si fosse tacitamente rinnovato e che l’assegnatario occupasse quindi l’immobile sine titulo; non ha perciò convalidato lo sfratto in quanto procedimento nella specie inammissibile, ed ha infine disposto il mutamento del rito, da speciale a cognizione piena).

Trib. Modena, Giud. Dott. Masoni R., 28 giugno 2007

(*) Nota:
Sulla natura “eccezionale” (è quindi non estensibile ad altre ipotesi ex art. 14 preleggi) del procedimento per convalida di sfratto, cfr. pure Trib. Modena, Giud. Dott. Masoni R., 15 aprile 2005 nonché Trib. Modena, Giud. Dott. Masoni R., 13 gennaio 2006

Estinzione della fideiussione

L’estinzione della fideiussione si verifica quando, a causa del colposo comportamento del creditore, si verifica la perdita del diritto del fideiussore (per es. prescrizione), non anche la diminuita consistenza del patrimonio del debitore.
Pret. Modena, Giud. Dott. Cigarini R., 14 luglio 1999

La differenza tra procacciatore d’affari ed agente

La differenza tra procacciatore d’affari e agente risiede nell’elemento della stabilità che è costitutivo solo del secondo.
Tribunale di Modena (Bruschetta E.), 3 giugno 2002

I limiti all’indagine del giudice nell’opposizione all’esecuzione

Nel giudizio di opposizione all’esecuzione, l’indagine del giudice è limitata all’accertamento della esistenza e validità del titolo esecutivo e delle eventuali cause che ne abbiano successivamente determinato l’invalidità o l’inefficacia.

Tribunale di Modena (Pagliani G.), sentenza n. 1063 del 9 luglio 2012

ott 14

Inadempimento del socio a risoluzione del contratto

La disciplina generale della risoluzione per inadempimento (art. 1453 cc e ss.) è prevista per i soli contratti a prestazioni corrispettive ed è quindi inapplicabile al contratto di società, per il quale è infatti prevista la normativa speciale della esclusione del socio per grave inadempimento (art. 2286 cc e ss.).
Tribunale di Modena (rel. Di Pasquale R., pres. De Marco E.), sentenza n. 1302 del 16 settembre 2009

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ott 14

Inammissibile la domanda di risoluzione di un contratto già inefficace

Il contratto, già inefficace per l’avveramento di una condizione ivi prevista, non può essere fatto oggetto di azione di adempimento né di risoluzione, spettando esclusivamente a ciascuna parte il diritto di ripetere, con autonoma domanda, quanto eventualmente corrisposto in esecuzione del negozio stesso (Nel caso di specie, trattavasi di contratto preliminare sottoposto alla condizione sospensiva del mancato esercizio del diritto di prelazione da parte dei coeredi).
Tribunale di Modena (De Marco E.), sentenza n. 1045 del 22 luglio 2009

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ott 13

Pagamento effettuato dal debitor debitoris dopo il pignoramento presso terzi

Nell’ambito della procedura esecutiva di cui all’art. 543 cpc e ss., non può chiedersi l’assegnazione del credito bensì l’accertamento di cui all’art. 548 cpc, qualora la dichiarazione del terzo sia negativa perché il terzo medesimo dica di aver pagato il debito dopo il pignoramento, poiché tale dichiarazione (a prescindere dalla sua legittimità) si risolve nel rifiuto di riconoscersi debitor debitoris.
Tribunale di Modena (Rovatti A.), sentenza n. 1283 del 16 settembre 2009

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ott 13

La domanda riconvenzionale (“trasversale”) proposta da un convenuto nei confronti di altro convenuto

La domanda proposta da un convenuto nei confronti di altro convenuto (c.d. domanda riconvenzionale “trasversale”) esige la contestuale richiesta di chiamata in causa e la fissazione di un’udienza ad hoc, onde consentire di citare il terzo (pur se già parte in qualità di convenuto pure citato dall’attore) nel rispetto del termine di comparizione di cui all’art. 163 bis cpc, in forza del combinato disposto degli artt. 271 e 269 co. 3 cpc.
Tribunale di Modena (Cigarini R.), decreto del 26 aprile 2007
NOTA
Nello stesso (garantista) senso espresso in massima, si è pronunciato Tribunale Torino, 16 marzo 1999. Ritengono invece sufficiente che la domanda de qua sia spiegata nella comparsa di costituzione e risposta (depositata nel rispetto del termine legale di costituzione), senza che occorra null’altro: Cassazione civile, sez. III, 17 marzo 1990, n. 2238; Tribunale Milano, 19 giugno 1997; Tribunale Napoli, 20 settembre 2001.

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ott 13

Black list: la prova della convenienza economica degli acquisti

La convenienza economica degli acquisti da imprese residenti in paesi a fiscalità privilegiata – della cui prova è onerata l’impresa che intende dedurne i costi – non può essere circoscritta esclusivamente al prezzo praticato per ciascun articolo ma è un concetto che comprende un insieme di elementi che l’imprenditore, nell’ambito della propria discrezionalità, può ritenere economicamente determinanti indipendentemente dal prezzo di acquisto quali, ad esempio, la qualità e la quantità dei prodotti forniti, i tempi, le modalità e la puntualità della consegna.
Commissione Tributaria Provinciale di Modena, sez. I (Pres. De Marco, Rel. Previdi), 3 novembre 2008, n. 174

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