La cessazione della materia del contendere: natura e funzioni

Contrariamente a quanto accade nel processo amministrativo e tributario, nel giudizio civile non è espressamente prevista la dichiarazione di cessazione della materia del contendere, che infatti è istituto di elaborazione giurisprudenziale, al quale si fa ricorso tutte le volte in cui nel corso del processo si verifichi un evento – di natura processuale o sostanziale – in grado di incidere sull’oggetto del giudizio, rendendo inutile la pronuncia del giudice sulla domanda originaria. L’utilizzo di tale formula nel processo civile consente di realizzare esigenze di economia processuale, atteso che – una volta verificatosi uno degli eventi idonei ad incidere sul giudizio in corso – viene meno la necessità della pronuncia del giudice (che sarebbe priva di causa giuridica e non più rispondente ad uno scopo pratico) in precedenza richiesta.

Tribunale di Modena (Rimondini A.), sentenza n. 1814 del 27 novembre 2012

La notifica alla società presso la residenza del legale rappresentante

A seguito della riforma operata con la L. n. 263/2005, applicabile ai processi instaurati dopo l’1.3.2006, il novellato art. 145 cpc prevede che la notifica alle persone giuridiche possa effettuarsi, alternativamente e non più in via subordinata, presso la sede della persona giuridica, ovvero direttamente alla persona fisica che rappresenta l’ente qualora l’atto da notificare indichi la qualità del soggetto. Tale seconda notifica, quindi, può essere ora effettuata anche a prescindere dalla precedente tentata notifica presso la sede sociale.

Tribunale di Modena (Cividali S.), sentenza n. 1924 del 3 dicembre 2010

Il riconoscimento (implicito) dei vizi svincola dai termini per la denuncia degli stessi

Quando l’appaltatore si attiva per rimuovere i vizi denunciati dal committente, tiene una condotta che costituisce tacito riconoscimento di quei vizi, e che ha l’effetto di svincolare il diritto alla garanzia del committente dai termini di decadenza e prescrizione ex artt. 1495 e/o 1667 e/o 1669 c.c. (e ciò sia che si voglia ricondurre o meno alla condotta dell’appaltatore un effetto novativo).

Tribunale di Modena (Sartini S.), sentenza n. 330 del 4 marzo 2013

L’oggetto del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo

L’oggetto del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo non è limitato al controllo di validità del decreto ingiuntivo opposto, ma è altresì diretto all’accertamento dell’esistenza del diritto di credito fatto valere nel ricorso per ingiunzione. Conseguentemente, il creditore opposto ed il debitore opponente rivestono rispettivamente la posizione sostanziale di attore e convenuto, malgrado l’inversione di iniziativa processuale, gravando perciò sull’opposto l’onere di provare i fatti costitutivi della domanda, onere che peraltro non può ritenersi assolta dalla documentazione utile ai fini dell’emissione dell’ingiunzione, ove consista in fatture o bolle non sottoscritte dal destinatario per accettazione, così risultando di Unilaterale formazione.
Tribunale di Modena (Farolfi A.), sentenza n. 1381 del 12 ottobre 2010

L’onere della prova nella garanzia per vizi nella compravendita

In tema di garanzia per vizi della cosa venduta, all’acquirente incombe l’onere di provare la tempestività della denuncia, l’esistenza dei vizi e le conseguenze dannose lamentate, mentre il venditore deve offrire la prova liberatoria.
Tribunale di Modena (Saracini E.), sentenza n. 736 dell’8 maggio 2012

ott 13

Pagamento effettuato dal debitor debitoris dopo il pignoramento presso terzi

Nell’ambito della procedura esecutiva di cui all’art. 543 cpc e ss., non può chiedersi l’assegnazione del credito bensì l’accertamento di cui all’art. 548 cpc, qualora la dichiarazione del terzo sia negativa perché il terzo medesimo dica di aver pagato il debito dopo il pignoramento, poiché tale dichiarazione (a prescindere dalla sua legittimità) si risolve nel rifiuto di riconoscersi debitor debitoris.
Tribunale di Modena (Rovatti A.), sentenza n. 1283 del 16 settembre 2009

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ott 13

La domanda riconvenzionale (“trasversale”) proposta da un convenuto nei confronti di altro convenuto

La domanda proposta da un convenuto nei confronti di altro convenuto (c.d. domanda riconvenzionale “trasversale”) esige la contestuale richiesta di chiamata in causa e la fissazione di un’udienza ad hoc, onde consentire di citare il terzo (pur se già parte in qualità di convenuto pure citato dall’attore) nel rispetto del termine di comparizione di cui all’art. 163 bis cpc, in forza del combinato disposto degli artt. 271 e 269 co. 3 cpc.
Tribunale di Modena (Cigarini R.), decreto del 26 aprile 2007
NOTA
Nello stesso (garantista) senso espresso in massima, si è pronunciato Tribunale Torino, 16 marzo 1999. Ritengono invece sufficiente che la domanda de qua sia spiegata nella comparsa di costituzione e risposta (depositata nel rispetto del termine legale di costituzione), senza che occorra null’altro: Cassazione civile, sez. III, 17 marzo 1990, n. 2238; Tribunale Milano, 19 giugno 1997; Tribunale Napoli, 20 settembre 2001.

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ott 13

Black list: la prova della convenienza economica degli acquisti

La convenienza economica degli acquisti da imprese residenti in paesi a fiscalità privilegiata – della cui prova è onerata l’impresa che intende dedurne i costi – non può essere circoscritta esclusivamente al prezzo praticato per ciascun articolo ma è un concetto che comprende un insieme di elementi che l’imprenditore, nell’ambito della propria discrezionalità, può ritenere economicamente determinanti indipendentemente dal prezzo di acquisto quali, ad esempio, la qualità e la quantità dei prodotti forniti, i tempi, le modalità e la puntualità della consegna.
Commissione Tributaria Provinciale di Modena, sez. I (Pres. De Marco, Rel. Previdi), 3 novembre 2008, n. 174

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ott 12

La solidarietà attiva è l’eccezione

La solidarietà attiva (art. 1292 cc) costituisce l’eccezione, e ricorre perciò solo ove espressamente prevista (Nella specie trattavasi di credito riconosciuto con sentenza, che tuttavia nulla prevedeva in tal senso).
Tribunale di Modena (Rovatti A.), sentenza n. 1306 del 17 settembre 2009

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ott 12

Separazione dei coniugi: un’ipotesi di revoca dell’assegnazione della casa coniugale

Ai sensi dell’art. 155 quater co. 1 cc, il diritto al godimento della casa coniugale viene meno qualora, tra l’altro, l’assegnatario cessi volontariamente di abitarvi, senza che a tal fine rilevi l’intenzione dei coniugi di procedere all’alienazione a terzi dell’immobile stesso, secondo quanto eventualmente concordato in sede di separazione (Nel caso di specie, il coniuge assegnatario dell’immobile era andato ad abitare, unitamente alla prole minorenne, con un nuovo partner. In applicazione del principio di cui in massima, il Tribunale, dall’altro coniuge adito con ricorso per la modifica delle condizioni di separazione, ha accolto la domanda abrogando il provvedimento di assegnazione della casa familiare).
Tribunale di Modena (rel. Pagliani G., pres. Stanzani G.), decreto dell’8 ottobre 2009

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