L’uso turnario del bene comune

Se la natura del bene di proprietà comune non ne permette il simultaneo godimento da parte di tutti i comproprietari, l’uso comune può realizzarsi o in maniera indiretta, oppure mediante avvicendamento; ma fino a quando non vi sia richiesta di uso turnario da parte degli altri comproprietari il semplice godimento esclusivo ad opera di taluno non può provocare un danno ingiusto nei confronti di coloro che hanno mostrato acquiescenza all’altrui uso esclusivo, quando non risulti provato che i beneficiari del godimento esclusivo del bene ne avessero anche tratto un vantaggio patrimoniale.

Tribunale di Modena (Cigarini R.), sentenza n. 615 del 8 aprile 2014

La compravendita di costruzione realizzata in difformità della licenza edilizia: rimedi

In ipotesi di compravendita di costruzione realizzata in difformità della licenza edilizia, non è ravvisabile un vizio della cosa, non vertendosi in tema di anomalie strutturali del bene, ma trova applicazione l’art. 1489 c.c. in materia di oneri e diritti altrui gravanti sulla cosa medesima (quindi, il compratore che non ne abbia avuto conoscenza può domandare la risoluzione del contratto oppure una riduzione del prezzo secondo la disposizione dell’art. 1480 cc), sempre che detta difformità non sia stata dichiarata nel contratto o, comunque, non sia conosciuta dal compratore al tempo dell’acquisto ed altresì persista il potere repressivo della P.A. (adozione di sanzione pecuniaria o di ordine di demolizione), tanto da determinare un deprezzamento o minore commerciabilità dell’immobile. In mancanza di tali condizioni, non è possibile riconoscere ali ‘acquirente la facoltà di chiedere la riduzione del prezzo.

Tribunale di Modena (Rimondini A.), sentenza n. 757 del 16 maggio 2013

Revocatoria ordinaria e fallimentare

L’azione revocatoria prevista dall’art. 66 della legge fallimentare, nonostante il richiamato alle norme del codice civile, non si identifica ‘tout court’ in quella prevista dall’art. 2901 c.c., ma di questa assume gli elementi essenziali conciliabili con il presupposto fondamentale che la legittimazione appartiene al curatore non in rappresentanza dell’uno o dell’altro creditore anteriore o successivo al compimento del negozio giuridico revocando, ma per diretta attribuzione a lui, che nella veste di terzo, diventa titolare del diritto di agire a tutela degli interessi di tutti i creditori (del fallito) siano essi anteriori o successivi all’attuazione dell’atto di alienazione del bene da parte del debitore, di poi fallito. Ai fini dell’accoglimento della revocatoria ordinaria esercitata dal curatore fallimentare, non viene dunque direttamente in rilievo la distinzione fra creditori preesistenti e creditori successivi al compimento dell’atto dispositivo revocabile, così come non opera direttamente la distinzione fra atto pregiudizievole per l’attuale creditore ed atto dolosamente preordinato al pregiudizio del soddisfacimento del creditore futuro. Poichè la revoca dell’atto è finalizzata al soddisfacimento di tutti i creditori concorsuali, unitariamente rappresentati dal curatore, dette distinzioni sfumano nel peculiare concetto di evento dannoso, che viene a coincidere con il sorgere o l’aggravarsi dello stato di decozione patrimoniale, che rende l’insolvenza particolarmente dannosa, perchè esclude o riduce l’attivo del futuro fallimento e, quindi, le possibilità di recupero dei creditori concorsuali.
Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 19 aprile 2007

Il diritto del mediatore alla provvigione

Il diritto del mediatore alla provvigione sorge tutte le volte in cui la conclusione dell’affare sia in rapporto causale con l’attività intermediatrice, pur non richiedendosi che, tra l’attività del mediatore e la conclusione dell’affare, sussista un nesso eziologico diretto ed esclusivo, ed essendo, viceversa, sufficiente che, anche in presenza di un processo di formazione della volontà delle parti complesso ed articolato nel tempo, la ‘messa in relazione’ delle stesse costituisca l’antecedente indispensabile per pervenire, attraverso fasi e vicende successive, alla conclusione del contratto. Ne consegue che la prestazione del mediatore ben può esaurirsi nel ritrovamento e nell’indicazione di uno dei contraenti, indipendentemente dal suo intervento nelle varie fasi delle trattative sino alla stipula del negozio, sempre che la prestazione stessa possa legittimamente ritenersi conseguenza prossima o remota della sua opera, tale, cioè, che, senza di essa, il negozio stesso non sarebbe stato concluso, secondo i principi della causalità adeguata

Trib. Modena, Giud. Dott. Cifarelli M., 1° luglio 2003

Assegno di mantenimento a favore della prole naturale e competenza del giudice unico del Tribunale ordinario

Il giudizio per la determinazione dell’assegno da porre a carico del genitore di figlio naturale per il mantenimento di quest’ultimo va deciso dal Tribunale in composizione monocratica, non essendo previsto l’intervento obbligatorio del Pubblico Ministero.

Trib. Modena, Giud. Dott. Pagliani G., n. 1557 del 24 agosto 2005

ott 13

Black list: la prova della convenienza economica degli acquisti

La convenienza economica degli acquisti da imprese residenti in paesi a fiscalità privilegiata – della cui prova è onerata l’impresa che intende dedurne i costi – non può essere circoscritta esclusivamente al prezzo praticato per ciascun articolo ma è un concetto che comprende un insieme di elementi che l’imprenditore, nell’ambito della propria discrezionalità, può ritenere economicamente determinanti indipendentemente dal prezzo di acquisto quali, ad esempio, la qualità e la quantità dei prodotti forniti, i tempi, le modalità e la puntualità della consegna.
Commissione Tributaria Provinciale di Modena, sez. I (Pres. De Marco, Rel. Previdi), 3 novembre 2008, n. 174

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ott 12

La solidarietà attiva è l’eccezione

La solidarietà attiva (art. 1292 cc) costituisce l’eccezione, e ricorre perciò solo ove espressamente prevista (Nella specie trattavasi di credito riconosciuto con sentenza, che tuttavia nulla prevedeva in tal senso).
Tribunale di Modena (Rovatti A.), sentenza n. 1306 del 17 settembre 2009

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ott 12

Separazione dei coniugi: un’ipotesi di revoca dell’assegnazione della casa coniugale

Ai sensi dell’art. 155 quater co. 1 cc, il diritto al godimento della casa coniugale viene meno qualora, tra l’altro, l’assegnatario cessi volontariamente di abitarvi, senza che a tal fine rilevi l’intenzione dei coniugi di procedere all’alienazione a terzi dell’immobile stesso, secondo quanto eventualmente concordato in sede di separazione (Nel caso di specie, il coniuge assegnatario dell’immobile era andato ad abitare, unitamente alla prole minorenne, con un nuovo partner. In applicazione del principio di cui in massima, il Tribunale, dall’altro coniuge adito con ricorso per la modifica delle condizioni di separazione, ha accolto la domanda abrogando il provvedimento di assegnazione della casa familiare).
Tribunale di Modena (rel. Pagliani G., pres. Stanzani G.), decreto dell’8 ottobre 2009

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ott 12

E’ nulla la cartella esattoriale priva di adeguata motivazione

Ai sensi dell’art. 7, comma 3, della legge n. 212 del 2000 (Statuto del contribuente), la motivazione è un requisito di legittimità (anche) della cartella esattoriale, tanto più quando si tratti di cartella emessa ex art. 36 bis D.P.R. 600/73, e quindi non preceduta da avviso di accertamento; è perciò viziata da nullità ai sensi dell’art. 42 del D.P.R 600/73 la cartella esattoriale priva di adeguata motivazione.
Commissione Tributaria Provinciale di Bologna, sez. VI  (pres. e rel. Martinelli), 29 luglio 2009, n. 139

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ott 12

Danno non patrimoniale e lesione al diritto di proprietà

Deve escludersi che una (peraltro modesta) lesione ad un diritto di proprietà, non dovuta a fatto illecito costituente reato, comporti l’insorgere di un danno non patrimoniale ex art. 2059 cc. A tale principio deve attenersi anche il Giudice di Pace che decida secondo equità (Nella specie, il GdP aveva equitativamente riconosciuto alla sposa un danno non patrimoniale di euro 100 per un erroneo lavaggio del suo abito nuziale. In applicazione del principio di cui in massima, il Giudice ha riformato la predetta sentenza appellata dalla lavanderia condannata in primo grado).

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