Sul potere di assumere d’ufficio mezzi di prova a norma dell’art. 507 c.p.p.

Il potere del giudice di assumere d’ufficio nuovi mezzi di prova a norma dell’art. 507 cod. proc. pen., può essere esercitato anche con riferimento a quelle prove che le parti avrebbero potuto richiedere e non hanno richiesto, ove sussista il requisito della loro assoluta necessità. Il potere di disporre d’ufficio l’assunzione di nuovi mezzi di prova, previsto dall’art. 507 cod. proc. pen., può essere legittimamente esercitato dal giudice anche con riferimento a quelle prove in ordine alla cui ammissione si sia verificata la decadenza delle parti per omesso tempestivo deposito della lista testimoniale ai sensi dell’art. 468 cod. proc. pen., co. 1. Il potere-dovere del giudice di integrazione probatoria a norma dell’art. 507 cod. proc. pen., pur configurandosi come discrezionale, richiede una espressa motivazione in ordine al mancato esercizio dello stesso in relazione al requisito della assoluta necessità ai fini del decidere, essendo estranea a tale parametro ogni valutazione in ordine all’interesse delle parti all’assunzione del mezzo. Il giudice ha il dovere di acquisire, anche d’ufficio, i mezzi di prova indispensabili per la decisione, dovendosi escludere che sia rimessa alla sua discrezionalità la scelta tra disporre i necessari accertamenti ed il proscioglimento dell’imputato; cosicché il mancato esercizio di detti poteri di integrazione probatoria richiede una m (...)

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Penale

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