Perché si dice chirografo?

Dal latino chirographum (che a sua volta proviene dal greco cheirógraphon, ’manoscritto’), il termine significa testualmente “documento scritto di propria mano”, similmente ad “autografo” ed “olografo”, i quali ultimi, tuttavia, hanno mantenuto nel lessico giuridico un significato proprio e letterale immediatamente percepibile: ad esempio, nella procura alle liti, l’avvocato certifica l’autografia della firma del cliente (art. 83 cpc co. 3); affinché sia valido, il testamento (non pubblico) deve essere olografo, cioè interamente scritto, datato e sottoscritto dal testatore (art. 602 cc). Invece, nel caratteristico idioma dei tribunalizi, il termine in parola lo troviamo sorprendentemente contrapposto a “privilegiato”: infatti, nelle procedure esecutive e concorsuali, i crediti sono soddisfatti, nei limiti del ricavato e rispettivamente dell’attivo, secondo un (pre-)determinato ordine, in base al quale i privilegiati, in deroga al generale principio della par condicio creditorum (art. 2741 cc), sono soddisfatti prima dei chirografi, i quali ultimi, però, non sono necessariamente quelli fondati su un riconoscimento di debito “scritto di mano” dall’obbligato, ma semplicemente tutti gli altri crediti, individuati in modo residuale rispetto ai privilegiati, privi di un c.d. titolo di prelazione (art. 2745 cc). (...)

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