E’ ammissibile la chiamata di terzi nel giudizio di opposizione all’esecuzione?

L’opposizione all’esecuzione (art. 615 cpc), costituisce un vero e proprio giudizio di cognizione, per il quale non è prevista alcuna disciplina particolare rispetto a quella dettata in generale dal codice di rito. Non vi è, quindi, ragione per negare in astratto l’applicabilità, in tale giudizio di cognizione, dell’art. 269 cpc, che disciplina la chiamata di un terzo nel processo, qualora sussistano i presupposti previsti dall’art. 106 cpc In altri termini, anche nell’opposizione all’esecuzione ex art. 615 cpc, va riconosciuta la rilevanza delle ragioni di economia dei giudizi che rendono ammissibile la chiamata di un terzo in causa nei limiti posti in generale dalla disciplina codicistica. Tuttavia, la chiamata in causa di terzi deve tener conto del fatto che si tratta di un rito comunque connesso con un procedimento esecutivo perché volto ad ottenere una declaratoria di insussistenza del diritto del creditore a procedere esecutivamente nei confronti dell’opponente, di talché l’estensione soggettiva del contraddittorio a soggetti terzi rispetto alla predetta procedura esecutiva, da chiunque delle parti venga richiesta, deve ritenersi ammissibile solo in casi particolari connotati dalla stringente connessione oggettiva (si pensi alla chiamata in causa dell’avallante in materia di cambiali), mentre laddove vengano citati in giudizio soggetti terzi per l’accoglimento di domande caratterizz (...)

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(01) Capo I - Delle opposizioni del debitore e del terzo assoggettato all'esecuzione (artt. 615-618 bis cpc), (02) Capo II - Dell'istruzione della causa (artt. 175-274 cpc), (04) Titolo IV - Dell'esercizio dell'azione (artt. 99-111 cpc)

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