Rectius (lett. “più correttamente”) è avverbio latino utilizzato nel linguaggio giuridico per introdurre una precisazione o rettifica di quanto precedentemente affermato, segnalando una formulazione più esatta o appropriata.
L’espressione è di usoConsuetudoTermine latino che designa la consuetudine quale fonte del diritto, fondata sulla ripetizione costante di un comportamento (diuturnitas) unita al convincimento della sua giuridica obbligatorieta (opinio iuris).Leggi il lemma completo → frequente nella dottrina e nella giurisprudenzaGiurisprudenzaComplesso delle decisioni dei giudici su una determinata materia, nonché l'attività interpretativa del diritto svolta dagli organi giurisdizionali.Leggi il lemma completo →: l’autore o il giudice, dopo aver esposto un concetto, lo riformula in terminiTerminiSpazi di tempo entro cui le parti o il giudice devono compiere un atto processuale (artt. 152-155 c.p.c.): termini perentori e ordinatori, liberi e legali, sospensione feriale, rimessione in termini.Leggi il lemma completo → più precisi introducendolo con rectius. La formula segnala che la seconda formulazione è preferibile alla prima sul piano della correttezzaBuona fedePrincipio generale dell'ordinamento che opera come buona fede soggettiva (ignoranza di ledere l'altrui diritto) e come buona fede oggettiva o correttezza (dovere di lealtà e cooperazione nei rapporti obbligatori). Disciplinata dagli artt. 1147, 1175, 1337, 1366, 1375 c.c.Leggi il lemma completo → tecnico-giuridica. È strumento di autorettifica che contribuisce alla precisione del linguaggio giuridico.
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