Un nuovo titolo esecutivo per il recupero dei compensi degli avvocati


Articolo di Andrea Bulgarelli, Avvocato in Modena e Giudice Onorario presso il Tribunale di Mantova
– Il Settimanale, rubrica a cura di Fiorenzo Festi –

[…] il Consiglio dell’Ordine potrà emettere su richiesta dell’avvocato, dei praticanti avvocati o dai loro eredi o aventi diritto in forza di legge un parere di congruità sul compenso dovuto dal cliente che, se non opposto, potrà costituire titolo esecutivo, anche per tutte le spese sostenute. […]

Il D.D.L. S. 2419 (Disposizioni in materia di equo compenso delle prestazioni professionali) ha ottenuto il via libera della commissione Giustizia del Senato.

Il testo del D.D.L votato il 29 giugno all’unanimità (AS 2419) è lo stesso approvato dalla Camera il 13 ottobre 2021.

Al netto delle elezioni anticipate del 25 settembre 2022, ora la parola dovrebbe passare all’Aula del Senato per la definitiva approvazione.

L’art. 7 (Parere di congruità con efficacia di titolo esecutivo) di tale D.D.L. prevede che:

1. In alternativa alle procedure di cui agli articoli 633 e seguenti del codice di procedura civile e di cui all’articolo 14 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150, il parere di congruità emesso dall’ordine o dal collegio professionale sul compenso o sugli onorari richiesti dal professionista costituisce titolo esecutivo, anche per tutte le spese sostenute e documentate, se rilasciato nel rispetto della procedura di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, e se il debitore non propone opposizione innanzi all’autorità giudiziaria, ai sensi dell’articolo 702-bis del codice di procedura civile, entro quaranta giorni dalla notificazione del parere stesso a cura del professionista.

2. Il giudizio di opposizione si svolge davanti al giudice competente per materia e per valore del luogo nel cui circondario ha sede l’ordine o il collegio professionale che ha emesso il parere di cui al comma 1 del presente articolo e, in quanto compatibile, nelle forme di cui all’articolo 14 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.”.

Viene dunque introdotto un nuovo titolo esecutivo stragiudiziale di natura amministrativa (art. 474, comma 2, n. 1 c.p.c.) che potrà essere ottenuto anche dagli avvocati, poiché previsto per tutti i professionisti appartenenti alle categorie ordinistiche.

La nuova previsione consente, oltretutto, di attribuire efficacia esecutiva (a differenza di quanto sinora prevista dall’art. 474 cpc) anche ad un atto privo di contenuto negoziale e proveniente da un soggetto diverso dal debitore.

Nel caso specifico degli avvocati, l’Ordine forense di appartenenza e per esso il Consiglio dell’Ordine potrà emettere su richiesta dell’avvocato, dei praticanti avvocati o dai loro eredi o aventi diritto in forza di legge un parere di congruità (oggi con riferimento al D.M. 55/2014 c.d. decreto parametri forensi) sul compenso dovuto dal cliente che, se non opposto, potrà costituire titolo esecutivo, anche per tutte le spese sostenute.

L’istanza di liquidazione rivolta all’Ordine avrà ovviamente ragione di essere solo in assenza di contratto scritto concluso col cliente ex art. 2233 cc e costituisce dunque un’alternativa al ricorso all’Autorità giudiziaria nelle solo due forme ritenute utilizzabili che sono l’art. 633 cpc e lo speciale procedimento ex art. 14 D. lgs 150/2011.

L’art. 2233 cc prevede infatti che il compenso dovuto per le prestazioni d’opera intellettuale, se non è convenuto dalle parti e se non può essere stabilito secondo le tariffe o gli usi, è determinato dal giudice, sentito il parere dell’associazione professionale a cui il professionista appartiene.

Appare così inammissibile l’opinamento quando esista uno specifico accordo tra le parti, le cui pattuizioni risultano preminenti su ogni altro criterio o modalità di liquidazione.

Nonostante l’espressione utilizzata nel comma 1 dell’art. 7 del D.D.L., pare che il parere di congruità debba riguardare sia il compenso che le spese. Il fatto che siano documentate, infatti, non esclude che possano non essere ritenute congrue all’attività svolta. Valutazione che quindi sarà, pure demandata all’Ordine.

La legge n. 247 del 2012, art. 29, comma 1, lett. l) già prevedeva che, tra i compiti del consiglio dell’Ordine, vi fosse la formulazione di pareri sulla liquidazione dei compensi spettanti agli iscritti; la norma si raccordava col precedente art. 13, comma 9, nella parte in cui dispone che il consiglio, su richiesta dell’iscritto, possa rilasciare un parere sulla congruità della pretesa economica dell’avvocato.

Non mi pare ci possano essere dubbi che il neo modellato parere di congruità costituisca solo un mero “potenziamento” di quello previsto all’art. 13 comma 9 della legge forense (L. 247/2012), sinora richiedibile in funzione di quanto previsto dall’art. 636 cpc, che ora potrà avere anche un autonomo valore di titolo esecutivo e come tale sarà dunque azionabile anche senza un successivo ricorso all’Autorità giudiziaria per ottenerne un provvedimento o monitorio o di condanna in forza del rito speciale previsto dall’art. 14 D.lgs. 150/2011.

Esso viene ora svincolato dalla sua funzione ancillare ad un successivo provvedimento giudiziario (art. 636 cpc) e dotato, se non opposto di una sua autonoma valenza esecutiva.

Come noto il parere di congruità è un atto amministrativo, compreso nelle attribuzioni dei consigli dell’Ordine, i quali sono tenuti a rilasciarlo (L. 31 dicembre 2012, n. 247, art. 13, comma 9). Come tale esso viene ritenuto impugnabile avanti il tribunale amministrativo (T.A.R. Perugia, 10/05/2016, n.395; Cassazione civile sez. un., 24/06/2009, n.14812) purché prima dell’eventuale insorgenza di una controversia giudiziale posto che, in quel caso, è riservato al giudice civile di sindacare la liquidazione anche nel merito (T.A.R. Catania, 10/04/2019, n.782).

Secondo l’indirizzo espresso dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. SS.UU. 24 giugno 2009, n. 14812 e 13 marzo 2008, n. 6534) e dal Consiglio di Stato sul punto (Cons. Stato, Sez. IV, 23 dicembre 2010, n. 9352) il parere di congruità sulle parcelle professionali reso dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati è atto soggettivamente e oggettivamente amministrativo, poiché non si esaurisce in una mera certificazione della rispondenza del credito alla tariffa professionale, bensì implica una valutazione di congruità della prestazione (Cass. Civ., Sez. Un., 24 giugno 2009, n. 14812; Cons. St., IV, 24 dicembre 2009, n. 8749), che trova inequivocabile presupposto nel rapporto di supremazia che intercorre tra l’Ordine od il Collegio professionale (soggetto, questo, indubitabilmente pubblico) ed i propri iscritti.

Circa l’ampiezza di questo “opinamento”, in particolare se esso assolva la sola funzione di esprimere un giudizio di congruità del compenso richiesto, ovvero se esso attesti anche l’effettività delle prestazioni professionali del cui pagamento si discute, la giurisprudenza di legittimità “ha avuto modo di affermare che il parere di congruità, quale atto soggettivamente ed oggettivamente amministrativo, emesso nell’esercizio di poteri autoritativi, non si esaurisce in una mera certificazione della rispondenza del credito alla tariffa professionale ma implica la valutazione di congruità del “quantum”, attraverso un motivato giudizio critico (Cass. Sez. Un. 12 marzo 2008, n. 6534; Cass. Sez. Un. 27 gennaio 2009, n. 1874; Cass. Sez. Un. 24 giugno 2009, n. 14812; T.A.R. Umbria, sez. I, 10 maggio 2016, n. 395; Cass. Sez. Un. 29 ottobre 1992, n. 11765; Cons. St. 24 maggio 2005, n. 2630, secondo cui il giudizio di congruità, pur avendo una finalità obiettiva, non può tradursi in una determinazione che prescinda dal considerare l’effettiva realtà delle prestazioni professionali rese; Cassazione civile sez. un., 08/07/2021, n. 19427).

Nell’ambito di tale valutazione non si dovrebbe quindi poter prescindere, soprattutto quando il D.D.L. diverrà legge vigente, dai parametri previsti dall’art. 4, comma 1, del D.M. 55/2014, benché essi siano formalmente previsti solo per il caso di liquidazione giudiziale dei compensi.

Si tratta, come noto:

delle caratteristiche, dell’urgenza e del pregio dell’attività prestata, dell’importanza, della natura, della difficoltà e del valore dell’affare, delle condizioni soggettive del cliente, dei risultati conseguiti, del numero e della complessità delle questioni giuridiche e di fatto trattate. In ordine alla difficoltà dell’affare si tiene particolare conto dei contrasti giurisprudenziali, e della quantità e del contenuto della corrispondenza che risulta essere stato necessario intrattenere con il cliente e con altri soggetti.”.

La valutazione di congruità “ha senz’altro connotati di evidente discrezionalità in quanto frutto dell’esercizio di un potere conferito da una norma (almeno in parte qua) d’azione e non di relazione, che configura l’esercizio di un potere avente natura unilaterale e che costituisce espressione di potestà amministrativa riconosciuta per finalità di pubblico interesse che trova il proprio fondamento normativo nella L. n. 247 del 2012, art. 29, comma 1, lett. l) (Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense)” (T.A.R. Veneto, 13/02/2014, n. 183).

Tale attività amministrativa corrisponde ad una funzione istituzionale dell’Organo professionale volta a tutelare non solo gli interessi degli iscritti e la dignità della professione, ma anche gli interessi degli stessi privati destinatari dell’attività professionale oggetto di valutazione di congruità, essendo al contempo volta ad impedire richieste di compensi che si fondino su pareri illegittimi in quanto non corrispondenti all’oggettiva importanza dell’opera professionale in concreto svolta (T.A.R. Veneto, 13/02/2014, n. 183).

Considerata la natura oggettivamente e soggettivamente amministrativa del parere di congruità, la relativa procedura di adozione dev’essere soggetta alle norme generali che governano l’azione amministrativa.

Tenuto conto della specifica funzione istituzionale attribuita all’Organo professionale e della natura degli interessi coinvolti, è obbligatoria (art. 7 della legge n. 241 del 1990) la comunicazione dell’avvio del procedimento amministrativo ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti.

Ciò per assicurare piena visibilità all’azione amministrativa nel momento della sua formazione e di garantire, al contempo, la partecipazione del destinatario dell’atto finale, o comunque di colui che vanti rispetto a questo un interesse differenziato e qualificato, alla fase istruttoria preordinata alla sua adozione (artt. 9 e 10 della legge n. 241 del 1990).

Il parere di congruità esplica, infatti, effetti esterni (rispetto ai soggetti del rapporto pubblicistico strettamente inteso) direttamente lesivi della posizione sostanziale vantata dai clienti dell’avvocato.

La prescritta partecipazione è pure in grado di contribuire ad assicurare una corretta formazione del provvedimento dell’Ordine, così realizzando i principi costituzionali di buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa predicati dall’art. 97 della Costituzione.

Non è previsto che il parere debba contenere un’ingiunzione o una condanna e dunque potrà limitarsi a dichiarare congruo (o meno) quanto richiesto dall’avvocato.

Poiché il parere di congruità rientra, come visto, tra gli atti amministrativi, affinché valga come titolo esecutivo è, però, necessario (art. 7, comma 1 D.D.L.) che esso:

a) sia stato rilasciato nel rispetto della procedura di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241 il che costituisce forse un richiamo al suo articolo 3 (Motivazione del provvedimento) che prevede per quanto applicabile che:

1. Ogni provvedimento amministrativo, […], deve essere motivato, salvo che nelle ipotesi previste dal comma 2. La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria.

[…]

4. In ogni atto notificato al destinatario devono essere indicati il termine e l’autorità cui è possibile ricorrere.”.

b) non sia stato opposto innanzi all’autorità giudiziaria, ai sensi dell’articolo 702-bis del codice di procedura civile, entro quaranta giorni dalla notificazione del parere stesso a cura del professionista.

In ordine alla motivazione, va precisato che siccome la valutazione di congruità non si esaurisce, come visto, in un mero riscontro di conformità alla “tariffa” delle prestazioni professionali degli avvocati ed interviene nell’esercizio di un potere ampiamente discrezionale, essa se contenuta tra i minimi ed i massimi “tariffari”, non richiede specifica motivazione.

Il parere, dunque, affinché possa valere come titolo esecutivo dovrà, in primo luogo essere motivato e dovrà contenere il termine e l’Autorità giudiziaria cui è possibile ricorrere per opporvisi nelle forme di cui all’articolo 14 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.

Prima dell’introduzione di questo parere di congruità “rafforzato”, in grado di evitare il ricorso all’A.G. da parte dell’avvocato per ottenerne un titolo azionabile contro il suo cliente, si sosteneva che non vi fosse:

interesse ad impugnare dinanzi al giudice amministrativo il parere di congruità pronunciato dal collegio o ordine professionale in merito alla liquidazione delle competenze del professionista per l’attività da costui prestata in favore dei propri clienti, trattandosi di atto rilevante ai soli fini della formazione della prova scritta necessaria per l’emanazione di provvedimenti monitori in sede civile, e nei cui confronti il cliente riceve piena e integrale tutela nell’ambito dell’eventuale giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo dinanzi al giudice ordinario.” (Tar Firenze 2024/2012).

La nuova valenza di potenziale titolo esecutivo ha imposto l’espressa previsione normativa dell’opposizione avanti l’Autorità giudiziaria, ai sensi dell’art. 702 bis cpc, entro quaranta giorni dalla notificazione del parere stesso a cura del professionista.

Esso dovrà quindi, evidentemente, essere notificato al cliente (o, più verosimilmente, ex cliente. Art. 34 cod. deontologico forense) onde consentirgli di poterlo opporre nelle forme del rito speciale avanti il tribunale.

Non è, tuttavia, previsto un termine per la sua notifica sulla falsariga di quanto previsto dall’art. 644 cpc per i decreti ingiuntivi. Non pare quindi possibile farne derivare un’inefficacia in via analogica non sussistendone affatto i medesimi presupposti.

Non è nemmeno previsto che il parere possa contenere una condanna alla rifusione del compenso e dei costi (l’art. 29 comma 3, lett. b della L. 247 del 2012 autorizza il Consiglio dell’Ordine a fissare contributi per i pareri sui compensi) affrontati per l’opinamento che, come noto, sono previsti da ogni Ordine in una percentuale solitamente variabile dall’1 al 3% dell’importo della parcella opinata il che potrebbe porre un concreto problema di svantaggiosità economica del “nuovo” parere di congruita, salvo ritenere ammissibile il recupero detti costi con un’autonoma procedura giudiziaria.

L’opposizione va certamente intesa in senso a-tecnico, visto che da un lato manca un’ingiunzione o un’intimazione e dall’altro che essa viene proposta ad una Autorità diversa (anche per natura: giudiziaria invece che amministrativa) da quella che ha emesso il provvedimento opposto.

Come già riportato, il giudizio di opposizione al parere di congruità onde evitare che esso acquisti efficacia di titolo esecutivo si svolge davanti al giudice competente per materia e per valore del luogo nel cui circondario ha sede l’Ordine che lo ha emesso, nelle forme di cui all’art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011.

Tale richiamo comporta l’applicazione del rito sommario di cognizione, la competenza del tribunale, poiché unica Autorità giudiziaria che può decidere in composizione collegiale, la possibilità per le parti di stare in giudizio personalmente e l’inappellabilità dell’ordinanza che definisce il giudizio.

Parrebbe quindi sempre esclusa la competenza dell’Ufficio del giudice di pace nonostante il valore del credito preteso rientri nei limiti della sua competenza (art. 7 cpc).

Alla luce del tenore letterale della norma pare, pure, doversi escludere la competenza della Corte di appello, quale giudice di merito che abbia in ipotesi deciso per ultimo la causa, a conoscere dell’opposizione allorquando l’opera professionale sia stata prestata in più fasi o gradi del giudizio (Cassazione civile sez. un. – 19 febbraio 2020, n. 4247; Cassazione civile sez. VI – 23 settembre 2020, n. 19906) a meno che essa si trovi nello stesso circondario dell’Ordine che ha emesso il parere.

Tale poco convincente conclusione, finendo per comportare una disparità di trattamento tra avvocati iscritti ad un Ordine (sede di Corte di appello) piuttosto che ad un altro, pare dover essere disattesa preferendovi un’interpretazione costituzionalmente orientata cui pervenire intendendo sottinteso al termine “circondario” la frase “o distretto”.

In forza del nuovo orientamento della giurisprudenza di legittimità (Cassazione civile sez. VI – 29 febbraio 2016, n. 4002; Cassazione civile sez. II – 17 maggio 2017, n. 12411; Cassazione civile sez. un. – 23 febbraio 2018, n. 4485) pare scontato che l’opposizione anche al “nuovo” parere di congruità possa riguardare non solo il quantum (opinato) ma anche l’an della pretesa dell’avvocato.

Nulla dice la norma sulla competenza territoriale per la presentazione dell’istanza.

Discende dall’art. 29, comma 1, della L. 247 del 2012 che l’Ordine e per esso il Consiglio abbia competenza a rilasciare i pareri sulla liquidazione dei compensi solo in favore dei propri iscritti.

Anche in ragione del fatto che si tratta pur sempre di un procedimento amministrativo pare quindi da escludersi l’applicazione del foro c.d. del consumatore il che avrebbe altrimenti potuto far pensare alla competenza dell’Ordine forense nel cui circondario risieda il cliente piuttosto che a quello cui l’avvocato appartenga al momento del deposito dell’istanza.

Certamente, invece, la competenza del c.d. foro del consumatore (Cassazione civile sez. VI – 12 marzo 2014, n. 5703; Cassazione civile sez. VI – 12 gennaio 2015, n. 181) dovrebbe trovare applicazione, laddove ne sussistano i presupposti soggettivi, anche per le opposizioni a tali pareri di congruità.

Nulla si dice sull’attività nell’ambito della quale sia maturato il compenso dell’avvocato.

Nel silenzio della legge esso potrà riferirsi anche ad un’attività stragiudiziale benché questa sia stata, invece, esclusa dall’ambito dello speciale ricorso ex art. 14 D. lgs. 150/2011.

In tale caso, tuttavia, alla luce dell’inciso contenuto nel suo primo comma (per prestazioni giudiziali) l’eventuale opposizione avverso detto parere di congruità per compensi maturati in attività stragiudiziale non dovrebbe potersi svolgersi nelle forme del rito speciale previsto dall’art. 14 D. lgs. 150/2011 ma seguire le forme ordinarie dell’opposizione previste dall’art. 645 cpc come pare implicitamente previsto dal comma secondo dell’art. 7 del D.D.L. in esame laddove precisa, riferendosi al rito speciale: “in quanto compatibile”.

Quanto alla formula esecutiva essa potrà essere apposta, sulla falsariga di quanto previsto dall’art. 153 disp. att. cpc, in assenza di opposizione proposta nel termine di giorni quaranta dal perfezionamento della notifica al cliente.

L’opinamento non pare sfuggire, pur nel silenzio della legge, alla previsione dell’art. 475 cpc, la formula dunque dovrà essere apposta dal C.O.A., dato che l’originale del parere di congruità rimane nei verbali del Consiglio e del rilascio della copia in forma esecutiva potrà dunque essere conservata traccia mediante annotazione della spedizione a margine dell’originale dello specifico verbale.

Pur non essendo previsto pare scontato che la cancelleria dell’Autorità giudiziaria adita per l’opposizione dovrà quindi comunicare all’Ordine forense che ha emesso il parere di congruità il deposito della stessa onde evitare l’indebito rilascio di un titolo esecutivo.

Nulla è previsto nel D.D.L. in ordine all’esito dell’opposizione e all’apposizione della formula esecutiva nel caso di suo rigetto. Pare tuttavia che anche in tale ipotesi essa possa essere rilasciata solo dal C.O.A. dato che, come detto, l’approvazione del rilasciato parere di congruità è contenuto nei verbali del Consiglio.

Esito:

Classificazione:

Il Settimanale, Open

Avvocato in Modena. Giudice Onorario presso il Tribunale di Mantova.

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