Tertium non datur (lett. «un terzo non è dato») è il principio logico del terzo escluso, secondo cui, data una proposizione e la sua negazione, una delle due è necessariamente vera e non esiste una terza possibilità.
In ambito giuridico, il principio si applica a situazioni che ammettono solo due qualificazioni alternative: un contrattoContrattoAccordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale (art. 1321 c.c.). Requisiti essenziali: accordo, causa, oggetto e forma. Ha forza di legge tra le parti (art. 1372 c.c.).Leggi il lemma completo → è valido o nullo; un fatto è lecito o illecito; un’azioneDomanda giudizialeAtto con cui una parte chiede al giudice una pronuncia su un diritto o un rapporto giuridico. Produce effetti sostanziali e processuali dal momento della notificazione.Leggi il lemma completo → è prescritta o non prescritta.
Il principio conosce tuttavia significative eccezioni nel diritto positivo, che prevede figure intermedie quali l’annullabilitàAnnullabilitàForma di invalidità del contratto per vizi del consenso (errore, violenza, dolo) o incapacità, azionabile solo dalla parte interessata ed entro termini di prescrizione (artt. 1425-1446 c.c.).Leggi il lemma completo → (tra validità e nullitàNullitàForma più grave di invalidità del contratto, che opera di diritto, è rilevabile d'ufficio e imprescrittibile. Prevista per violazione di norme imperative, illiceità o difetto di elementi essenziali (artt. 1418-1424 c.c.).Leggi il lemma completo →), la rescindibilità, e la risolubilità del contratto, dimostrando la complessità delle categorie giuridiche rispetto alle semplificazioni logiche.
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