Definizione
La pubblica fede (o fede pubblica, anche fidefacenza) è la particolare efficacia probatoria che l’ordinamento riconosce a determinati atti provenienti da pubblici ufficiali, in virtù della quale tali atti fanno piena prova di ciò che attestano fino a querela di falso. L’istituto è disciplinato principalmente dagli artt. 2699-2700 c.c. con riferimento all’atto pubblico, nonché dall’art. 2699 c.c. in relazione all’efficacia esterna degli atti redatti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato.
Atto pubblico: efficacia privilegiata (art. 2700 c.c.)
Ai sensi dell’art. 2700 c.c., l’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti. La fede pubblica copre esclusivamente la realtà storica delle dichiarazioni e dei fatti percepiti dal pubblico ufficiale (quod notarius percepit), non la veridicità intrinseca di quanto dichiarato dalle parti, che resta sindacabile con i comuni mezzi di prova.
Perimetro della fede privilegiata
La giurisprudenza di legittimità e di merito precisa costantemente che la pubblica fede copre: (a) la provenienza dell’atto dal pubblico ufficiale; (b) le dichiarazioni che le parti hanno reso al pubblico ufficiale (ma non la loro veridicità sostanziale); (c) i fatti avvenuti alla presenza del pubblico ufficiale o da lui compiuti. Restano estranei alla fede privilegiata gli apprezzamenti soggettivi, le valutazioni, le deduzioni logiche e gli accertamenti indiretti: tali elementi possono essere contestati con la prova contraria senza necessità di querela di falso.
Verbali di accertamento e atti amministrativi
Ai verbali degli accertamenti compiuti dagli organi di polizia stradale e dagli altri pubblici ufficiali l’ordinamento riconosce analoga fede privilegiata, limitatamente ai fatti attestati come avvenuti in loro presenza. Così l’art. 2700 c.c. si applica ai verbali di accertamento delle violazioni del codice della strada, ai verbali ispettivi INPS/INAIL e ai verbali della polizia giudiziaria. La fede pubblica non copre le valutazioni, le ricostruzioni logiche o i rilievi eseguiti con strumenti elettronici in assenza del pubblico ufficiale.
Querela di falso (artt. 221-227 c.p.c.)
Il mezzo per contestare la fede privilegiata è la querela di falso, disciplinata dagli artt. 221-227 c.p.c., con la quale si chiede al giudice di accertare la falsità materiale o ideologica dell’atto. La querela può essere proposta in via principale o incidentale, deve essere sottoscritta dalla parte personalmente o da procuratore speciale e, se accolta, determina la perdita dell’efficacia probatoria dell’atto. Gli atti non coperti da fede privilegiata (scrittura privata non autenticata, dichiarazioni valutative del pubblico ufficiale) si contestano con il semplice disconoscimento o con la prova contraria.
Giurisprudenza modenese
- Su cosa l’atto pubblico fa fede fino a querela di falso?
- Querela di falso – inammissibilità per contestazione della veridicità delle dichiarazioni rese dalle parti al notaio
- Querela di falso — Fede privilegiata del verbale di accertamento e limiti della prova contraria
- Sanzioni amministrative — Efficacia probatoria del verbale di accertamento redatto da pubblico ufficiale
- Valore probatorio del verbale di accertamento redatto da pubblico ufficiale
- Sanzione amministrativa per violazione del codice della strada – Atto pubblico e valore probatorio del verbale di accertamento
- Verbali ispettivi – Piena prova solo per i fatti attestati come avvenuti alla presenza del pubblico ufficiale
- Verbali ispettivi – Fede privilegiata limitata ai fatti avvenuti in presenza del pubblico ufficiale
- Raccomandata ordinaria – Avviso di ricevimento privo di natura fidefacente – Sufficienza del disconoscimento
- Procura alle liti – Contestazione dell’autografia e necessità della querela di falso