I nuovi oneri processuali previsti dall’art. 543 cpc


Articolo di Andrea Bulgarelli, Avvocato in Modena e Giudice Onorario presso il Tribunale di Mantova
– Il Settimanale, rubrica a cura di Fiorenzo Festi –

L’articolo 1, comma 32, l. 26 novembre 2021, n. 206 ha aggiunto il comma quinto all’articolo 543 c.p.c. che, ai sensi del comma 37 del medesimo provvedimento si applica ai procedimenti espropriativi presso terzi instaurati a decorrere dal centottantesimo giorno successivo alla data della sua entrata in vigore.

Poiché la pubblicazione sulla G.U. n. 292 è avvenuta il 9 dicembre 2021, considerata la vacatio legis, la norma si applica, dunque, a far data dal 22 giugno 2022.

Ciò significa che essa si applica solo alle procedure la cui iscrizione a ruolo avvenga dopo il 22 giugno (pur con pignoramento notificato prima)?

La norma fa riferimento ai “procedimenti instaurati” e il procedimento può dirsi “instaurato” con l’iscrizione a ruolo che gli attribuisce un numero di ruolo. Instaurato è un termine riferibile alla procedura, non all’esecuzione.

L’inizio dell’esecuzione coincide, invece, col pignoramento e non con l’iscrizione a ruolo ed i suoi effetti si producono sin dalla notifica della citazione (fra gli altri, l’obbligo di custodia del terzo che sorge, quindi, già prima dell’iscrizione a ruolo).

Instaurati, perciò, non dovrebbe essere stato utilizzato come sinonimo di “iniziati” il che consentirebbe di pretendere l’osservanza dei nuovi oneri anche per i pignoramenti effettuati prima del 22 giugno 2022, ma iscritti a ruolo dopo tale data. Nessuna rilevanza ha, invece, la data di comparizione indicata in citazione.

Il nuovo quinto comma dell’articolo 543 c.p.c. prevede che:

Il creditore, entro la data dell’udienza di comparizione indicata nell’atto di pignoramento, notifica al debitore e al terzo l’avviso di avvenuta iscrizione a ruolo con indicazione del numero di ruolo della procedura e deposita l’avviso notificato nel fascicolo dell’esecuzione. La mancata notifica dell’avviso o il suo mancato deposito nel fascicolo dell’esecuzione determina l’inefficacia del pignoramento”.

La norma introduce due cause di inefficacia del pignoramento, prevedendo in capo al creditore procedente un duplice onere.

Il primo è quello di notificare al debitore ed al terzo un avviso d’iscrizione a ruolo del pignoramento; il secondo consiste nel dover provvedere al deposito di questa notificazione nel fascicolo dell’esecuzione, ciò che risponde, invero, alla mera esigenza di far sì che il giudice dell’esecuzione abbia contezza dell’intervenuto (primo) adempimento a carico del creditore.

Il secondo, quindi, è meramente funzionale alla verifica del rispetto del primo.

In realtà, quindi, anche in assenza della previsione secondo cui l’omesso deposito dell’avviso determina la caducazione del pignoramento, il giudice dell’esecuzione all’udienza fissata, preso atto dall’assenza di prova del rispetto del primo onere (quello di notifica dell’avviso) avrebbe, comunque, potuto dichiarare l’inefficacia del pignoramento.

L’omissione dell’uno o dell’altro adempimento determina (nonostante la diversa funzione e quindi importanza) la caducazione del vincolo.

Considerato il principio di c.d. scissione degli effetti della notifica non penso possa pretendersi che la notifica dell’avviso di avvenuta iscrizione a ruolo si perfezioni entro la data di udienza, potendo bastare all’uopo che il procedimento notificatorio sia almeno iniziato con la richiesta di notifica o con l’invio del plico per piego postale ex l. 53/1994 (ove si proceda ex l. 53/94 a mezzo P.E.C., ipotesi che pare lecita non essendo ipotizzabile, per la fattispecie in esame, una funzione riservata dell’UNEP, il problema, invece, come di dirà tra breve, non si pone).

Appare quindi ammissibile che il creditore, il quale dimostri di essersi attivato entro l’udienza indicata in citazione per procedere alla notifica dell’avviso, possa chiedere ed ottenere dal giudice dell’esecuzione un rinvio nel caso in cui non sia riuscito a provare il suo avvenuto perfezionamento a mezzo del previsto deposito telematico.

Resta, però, il problema della posizione del terzo pignorato che non abbia ricevuto detto avviso entro la data d’udienza.

Certamente, un creditore avveduto gli comunicherà di essersi diligentemente attivato per dar corso alla prevista notifica, chiedendogli, quindi, di non svincolare quanto pignorato.

Anche la prudenza del terzo dovrebbe consigliargli, comunque, di attendere qualche giorno dopo l’udienza prima di ritenere inefficace il pignoramento notificatogli.

Questo, tuttavia, non esclude che il debitor debitoris possa trovarsi materialmente, in taluni (rari) casi, tra l’incudine ed il martello, allorquando il debitore pretenda da lui lo svincolo delle somme deducendo l’omesso perfezionamento della notifica nei confronti del terzo entro la data d’udienza.

In relazione all’opportunità della riforma, l’introduzione del nuovo comma dell’art. 543 c.p.c. è stato visto come un inutile adempimento che rende solo più lungo e impervio il soddisfacimento delle ragioni creditorie.

Stando alla relazione illustrativa, la previsione mirerebbe, in realtà, a completare il disposto dell’art. 164 ter disp. att. c.p.c. che, al primo comma, stabilisce che:

Quando il pignoramento è divenuto inefficace per mancato deposito della nota di iscrizione a ruolo nel termine stabilito, il creditore entro cinque giorni dalla scadenza del termine ne fa dichiarazione al debitore e all’eventuale terzo, mediante atto notificato. In ogni caso ogni obbligo del debitore e della terza cessa quando la nota di iscrizione a ruolo non è stata depositata nei termini di legge.”

e che voleva consentire una rapida liberazione dei beni (soprattutto, dei crediti pignorati presso debitores debitorum pubblici, come INPS) già sottoposti a pignoramento, evitando il ricorso al giudice dell’esecuzione per sbloccare somme o cespiti non più vincolati alla soddisfazione del creditore in ragione dell’automatica cessazione degli obblighi di custodia in capo al terzo.

Tale disposizione, infatti, non prevedeva alcuna sanzione (salvo, presumibilmente, una responsabilità aquiliana del creditore nei confronti dell’esecutato) e la mancata informazione al terzo non consentiva a quest’ultimo di avvedersi della già verificatasi liberazione dei beni.

La modifica all’art. 543 c.p.c. intenderebbe, dunque, rispondere a un criterio economico elementare e a un altrettanto basilare principio di civiltà giuridica imponendo di portare a conoscenza anche del terzo l’avvenuta iscrizione a ruolo e, quindi, la permanenza del vincolo di pignoramento, il tutto sotto la (forse severa) sanzione per l’inottemperanza all’onere di notifica dell’avviso del venir meno degli obblighi ex art. 546 c.p.c. su di lui gravanti a far data dall’udienza indicata nell’atto di pignoramento.

Si è quindi voluto far sì che il terzo, destinatario dell’atto di pignoramento e posto a conoscenza della data fissata per l’udienza, ove non gli sia stato notificato il prescritto avviso, non sia tenuto a mantenere vincolati crediti che possono essere destinati al circuito economico (è noto che il sistema economico richieda liquidità) oltre tale data.

Appare solo irragionevole, poiché superfluo e costituente un aggravio per il procedente, alla luce della finalità della norma (evitare che il terzo resti vincolato sine die), imporre la notificazione del prescritto avviso anche al debitore posto che egli, parte del processo esecutivo, ha già la facoltà (e l’ha sempre avuta) di verificare autonomamente l’omessa (o tardiva) iscrizione a ruolo e ottenere, anche prima dell’udienza indicata nell’atto di pignoramento, un provvedimento giudiziale ricognitivo dell’avvenuta liberazione dei beni pignorati.

In questa prospettiva, la previsione dell’onere per il creditore di notificare l’avviso anche al debitore non pare funzionale a tutelare alcuno specifico e meritevole interesse.

A parziale consolazione (salvo voler provvedere ad una interpretazione teleologicamente orientata della norma che porti a far discendere la caducazione degli effetti del pignoramento alla sola ipotesi in cui sia omessa, o tardivamente eseguita, la notificazione al terzo pignorato dell’avviso di iscrizione a ruolo), e considerata la ratio sottesa ai nuovi oneri (come visto, consentire una più rapida liberazione di ricchezze assoggettate a un pignoramento inefficace e non invece quella di assicurare una conoscenza effettiva al debitore dell’avvenuta iscrizione) può ritenersi ammissibile che la notifica al debitore possa essere eseguita presso la cancelleria ex art. 492, comma 2, c.p.c. in quanto successiva all’avvio del processo.

Tale norma non è, infatti, stata derogata dalla l. 26 novembre 2021, n. 206 per cui, se il debitore (come frequentemente accade) abbia omesso di dichiarare la residenza od eleggere il domicilio in uno dei Comuni del circondario del tribunale, la notifica dell’avviso potrà eseguirsi presso la cancelleria.

A nulla varrebbe obiettare che potrebbe non esserci alcun fascicolo ove il debitore possa depositare l’elezione di domicilio, poiché la norma di attuazione (art. 159 ter c.p.c.) consente l’iscrizione a ruolo della procedura esecutiva anche a soggetto diverso dal creditore.

In ordine alle concrete modalità di notifica, posto che non sono inclusi nei pubblici elenchi (art. 16 ter della Legge 17 dicembre 2012, n. 221 di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179) gli indirizzi P.E.C. delle cancellerie dei tribunali pare, tuttavia, da escludersi la possibilità di una notifica a mezzo di posta elettronica certificata non potendo essere destinata a un indirizzo del destinatario da essi risultante come previsto dall’articolo 3 bis della L. 53/94.

Esito:

Classificazione:

| art. 543 c.p.c. |
(03) Capo III - Dell'espropriazione presso terzi (artt. 543-554 cpc), Il Settimanale, Open

Avvocato in Modena. Giudice Onorario presso il Tribunale di Mantova.

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