Definizione
La resipiscenza (dal latino resipiscere, tornare in sé) è il ravvedimento dell’autore di un illecito civile o penale, che si manifesta attraverso condotte successive volte a eliminare, attenuare o riparare le conseguenze del proprio comportamento antigiuridico. È istituto che trova riconoscimento giuridico in plurime disposizioni, quale elemento rilevante ai fini dell’attenuazione della responsabilità o dell’esclusione di conseguenze sanzionatorie.
Resipiscenza nel diritto penale
Rilievo particolare assume la resipiscenza in diritto penale, ove si traduce nel desistere volontariamente dall’azione criminosa (desistenza attiva, art. 56 c.p.) o nell’impedire volontariamente l’evento (recesso attivo). Il ravvedimento operoso post delictum è altresì riconosciuto come circostanza attenuante generica (art. 62, n. 6, c.p.), quando l’agente abbia spontaneamente e efficacemente operato per elidere o attenuare le conseguenze dannose del reato, ovvero abbia riparato integralmente il danno.
Resipiscenza in altri settori
In materia tributaria, il ravvedimento operoso (art. 13 d.lgs. 472/1997) consente al contribuente di sanare spontaneamente violazioni fiscali con riduzione delle sanzioni. Nel diritto disciplinare forense e di altre professioni ordinistiche, la resipiscenza dell’incolpato rileva in sede di determinazione della sanzione. In ambito civile, il ravvedimento del debitore dopo la mora (offerta di adempimento) può evitare o attenuare gli effetti dell’inadempimento.
Requisiti
Perché la resipiscenza produca effetti giuridicamente rilevanti, è normalmente richiesta la volontarietà della condotta (esclusa ove derivi da costrizione esterna), la spontaneità (anteriorità a scoperte o iniziative dell’autorità), la tempestività e l’efficacia (idoneità a elidere o ridurre il danno).