I presupposti della rappresentanza apparente

Ricorre l’ipotesi di rappresentanza apparente qualora concorrano le seguenti circostanze: l’apparente esistenza di un potere di rappresentanza; il comportamento colposo dell’apparente rappresetato nel determinare l’insorgere dell’apparenza; l’assenza di colpa delterzo nell’apprezzare il comportamento colposo dell’apparente rappresentato. In presenza dei predetti presupposti, il principio dell’apparenza del diritto, riconducibile a quello più generale della tutela dell’affidamentoincolpevole, opera anche indipendentemente dalla richiesta di giustificazione dei poteri del rappresentante, specie quando l’apparenza sia fondata su elementi obiettivi idonei a giustificare l’erroneo e incolpevole convincimento in chi l’invoca. Infine, posta la ricorrenza di una situazione di apparenza, spetta a chi la contesti provare la colpa di chi invece la invochi, poiché ai sensi dell’art. 1147 cc la buona fede di quest’ultimo si presume.

Risarcimento del danno e imputazione dell’acconto

In tema di responsabilità extracontrattuale (nella specie, da sinistro stradale), l’eventuale acconto sul maggior danno va imputato al capitale (giacché non trova applicazione l’art. 1194 cc, che presuppone l’esistenza di un debito pecuniario) e parallelamente rivalutato, poiché, riducendo l’ammontre del danno, elide il fenomeno della svalutazione rispetto ad una parte del danno medesimo.

La residenza del consumatore come criterio di Foro esclusivo (derogabile)

Per tutte le controversie tra professionista e consumatore, la Legge (art. 33, co. 2 lett. U, Codice Consumo, già art. 1469 bis n. 19 cc) prevede la competenza territoriale esclusiva (sia pure derogabile per volontà delle parti a seguito di contrattazione individuale con relativo onere a carico del professionista) del Giudice del luogo ove il consumatore abbia residenza o eletto domicilio.
Tribunale di Modena (Farolfi A.), sentenza n. 1479 del 23 ottobre 2009

La riduzione secondo Giustizia dell’importo portato dall’ordinanza-ingiunzione opposta

In tema di ordinanza-ingiunzione, il Giudice dell’opposizione (art. 22 L. 689/1981) può valutare secondo Giustizia l’offerta transattiva proposta dall’opponente, anche in base agli scopi ideali perseguita da quest’ultima (Nel caso di specie, l’importo ingiunto di euro 4000, è stato equitativamente ridotto ad euro 2000 su proposta transattiva dell’opponente, anche in considerazione del fatto che le asserite lievi irregolarità contestate dalla DPL riguardavano un’associazione di volontariato).

Il danno esistenziale non ha cittadinanza nel nostro Ordinamento

Alla luce della più recente giurisprudenza di legittimità (SS.UU. n. 26972/2008), nel nostro Ordinamento non è ammissibile un danno “esistenziale”, inteso quale perdita del fare areddituale della persona, giacché una simile perdita, ove causata da un fatto illecito lesivo di un diritto della persona costituzionalmente garantito, costituisce né più né meno che un ordinario danno non patrimoniale, di per sè risarcibile ex art. 2059 cc, e che non può essere liquidato separatamente sol perché diversamente denominato. Quando, per contro, un pregiudizio del tipo definito in dottrina “esistenziale” sia causato da condotte che non siano lesive di specifici diritti della persona costituzionalmente garantiti, esso sarà irrisarcibile, giusta la limitazione di cui all’art. 2059 cc.
Tribunale di Modena (Di Pasquale R.), sentenza n. 1448 del 21 ottobre 2009
NOTA:
In senso conforme, Tribunale di Modena (Farolfi A.), sentenza n. 711 del 25 maggio 2009, Tribunale di Modena (Farolfi A.), sentenza n. 657 del 20 maggio 2009, nonché Tribunale di Modena (Farolfi A.), sentenza n. 518 del 22 aprile 2009.