L’eccezione di incompetenza territoriale

Nelle cause relative a diritti di obbligazione, l’eccezione di incompetenza per territorio deve essere sollevata sotto tutti i profili ipotizzabili e previsti dagli artt. 18, 19 e 20 cpc, poiché altrimenti la competenza del Giudice adito resta definitivamente fissata.

Tribunale di Modena (Rovatti A.), sentenza n. 329 del 16 febbraio 2016

NOTA:
In senso conforme, Tribunale di Modena (Farolfi A.), sentenza n. 274 del 19 febbraio 2010.

Ripartizioni di spese condominiali e deroghe convenzionali

In tema di ripartizioni di spese condominiali, l’art. 1123 c.c. prevede espressamente che i criteri legali stabiliti per la ripartizione delle spese possono essere derogati solo da una “diversa convenzione”, ossia da un regolamento di carattere contrattuale ovvero da un accordo tra tutti i condomini. Esula pertanto dalla competenza dell’assemblea condominiale introdurre modifiche o deroghe al disposto di legge che ripartisce tra tutti i condomini le spese relative a cose comuni e servizi in ragione del loro uso attuale o potenziale. Tali deroghe, infatti, incidendo direttamente sui diritti individuali di ciascun condomino attraverso un mutamento del valore delle parti di sua esclusiva proprietà, o comunque attraverso l’imposizione di un obbligo di contribuzione patrimoniale, possono conseguire solo da una convenzione cui egli aderisca. Pertanto occorre ritenere che l’eventuale delibera con cui fosse adottato un criterio di riparto differente da quello legale sarebbe inficiata a da nullità, deducibile senza limitazione di tempo.

Tribunale di Modena (Italiano C.), sentenza n. 311 del 11 febbraio 2016

NOTA:
In senso conforme, Tribunale di Modena (Fabbrini B.), 6 ottobre 2002.

Condominio: vietato lasciare libero il cane senza guinziaglio e museruola

L’usare gli spazi comuni di un edificio condominiale facendovi circolare il proprio cane senza le cautele richieste dall’ordinario criterio di prudenza (come museruola, guinzaglio) può costituire una limitazione non consentita del pari diritto che gli altri condomini hanno sui medesimi spazi, se risulti che la mancata adozione delle suddette cautele impedisce loro di usare e godere liberamente degli spazi comuni.

Tribunale di Modena (Pagliani G.), sentenza n. 257 del 5 febbraio 2016

Natura e presupposti degli atti emulativi

Per configurarsi l’atto emulativo previsto dall’art. 833 c.c. è necessario che l’atto di esercizio del diritto sia privo di utilità per chi lo compie ed abbia lo scopo di nuocere o recare molestia ad altri. A tal fine occorre il concorso di due elementi: a) che l’atto di esercizio del diritto non arrechi utilità al proprietario; b) che tale atto abbia il solo scopo di nuocere o arrecare molestia ad altri; si è, dunque, al di fuori di tale ipotesi quando concorra un apprezzabile vantaggio del proprietario da cui l’atto è stato compiuto, sicché, per aversi atto emulativo vietato dalla legge (art. 833 c.c.) non è sufficiente che il comportamento del soggetto attivo arrechi nocumento o molestia ad altri, occorrendo altresì che il fatto sia posto in essere per tale esclusiva finalità senza essere sorretto da alcuna giustificazione di natura utilitaristica dal punto di vista economico e sociale, con la conseguenza che l’atto emulativo non è configurabile qualora il proprietario ponga in essere degli atti che, pur essendo contrari all’ordinamento e comportanti molestia e nocumento ad altri, siano soggettivamente intesi a procurargli un vantaggio, e con l’ulteriore conseguenza che, se pure la nuova opera possa non rispondere completamente a quei requisiti funzionali che ne avevano giustificato la creazione, tuttavia l’obiettiva idoneità a soddisfarli in gran parte consente di escludere la ravvisabilità dell’atto emulativo inoltre, l’atto emulativo non può consistere anche in una condotta omissiva.

Tribunale di Modena (Pagliani G.), sentenza n. 257 del 5 febbraio 2016